Mafia: gip Palermo concede domiciliari a Ciancimino

PALERMO – Dopo piu' di due mesi lascia il carcere Massimo Ciancimino. Le esigenze cautelari che, il 22 aprile scorso, avevano spinto la Procura di Palermo a disporne il fermo si sarebbero affievolite. Almeno a giudizio del gip Fernando Sestito che oggi, accogliendo la richiesta dei legali Francesca Russo e Roberto D'Agostino, gli ha concesso gli arresti domiciliari.

Una vicenda complicata quella che ha portato a due diverse ordinanze di custodia cautelare a carico del figlio dell'ex sindaco mafioso – una per calunnia, l'altra per detenzione di esplosivo -, come complicata e' tutta la storia della collaborazione con la giustizia del rampollo del politico corleonese. Da testimone eccellente in grado di svelare i misteri italiani degli ultimi 50 anni e grande accusatore del generale dei carabinieri Mario Mori, che, a dire di Ciancimino, avrebbe trattato con la mafia per conto dello Stato, Massimo Rolex, cosi' lo chiamano per la sua passione per gli orologi, si e' ritrovato in cella. A demolire una credibilita' gia' intaccata da molti non ricordo e dall'abitudine a rateizzare le ''verita''', alla fine, e' stato uno dei tanti pizzini del padre consegnati ai pm di Palermo.

Un falso: ha stabilito la Scientifica. Nel biglietto, con l'elenco di nomi di esponenti delle istituzioni che avrebbero trattato con la mafia, sarebbe stato inserito dolosamente quello dell'ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Eppure il teste aveva sostenuto che era stato il padre, davanti a lui, a scrivere il nome del superpoliziotto.

L'accusa di calunnia e' stata inevitabile: ed e' scattata la prima misura cautelare. Dopo il fermo poi e' stato lo stesso Massimo a rivelare di avere nascosto 17 candelotti di dinamite in giardino, nella casa nel centro di Palermo, dove ora scontera' i domiciliari. ''Me li ha dati uno sconosciuto per minacciarmi'', ha detto ai pm sostenendo di aver dato il resto dell'esplosivo ricevuto a un amico, Giuseppe Avara, che l'aveva poi buttato in mare.

Una vicenda oscura poi ''corretta'' dal testimone che ha cambiato versione raccontando di avere avuto la dinamite a Bologna e che cozza con la ''verita''' di Avara, anche lui indagato per detenzione di esplosivo, accusa che a Ciancimino e' costata una nuova ordinanza di custodia cautelare. Avara, autore, come l'amico, di clamorosi ripensamenti, ha infatti smentito il supertestimone assicurando gli inquirenti di avere gettato la dinamite in un cassonetto – prima ne ha indicato uno, poi un altro – e di non avere mai detto di essersene disfatto in mare. I due sono stati messi a confronto. E, a quanto pare, vista la decisione del gip, stavolta i magistrati avrebbero creduto a Ciancimino.

Con la revoca della misura imposta per la calunnia di De Gennaro, decisa ieri da un altro gip, a Ciancimino restava l'arresto per la detenzione dell'esplosivo. Ma per il giudice i domiciliari in questa fase delle indagini dovrebbero bastare.

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