PALERMO, 11 APR – Uno dei sacerdoti che l'ha seguito nel suo percorso di avvicinamento alla religione cattolica ha parlato di ''conversione autentica''. Un viaggio verso Dio, quello intrapreso da Gaspare Spatuzza, ex killer della cosca di Brancaccio che ha riscritto la verita' sulla strage di via D'Amelio, che l'ex ''picciotto'' dei Graviano sta tentando di compiere anche in carcere. Leggendo testi sacri, parlando e confessandosi con i cappellani degli istituti penitenziari in cui e' recluso e ora anche trascorrendo alcune ore in ritiro spirituale in un centro religioso.
Il tribunale di sorveglianza di Roma, dopo avere sentito i pareri delle tre Procure che ''gestiscono'' la collaborazione del pentito, Firenze, Palermo e Caltanissetta, e l'opinione della commissione del Viminale che si occupa dei collaboratori di giustizia ha accolto la richiesta di Spatuzza e gli ha concesso un permesso straordinario di tre ore per motivi religiosi.
Una decisione, quella dei giudici, che consente all'ex killer, ammesso al programma di protezione dopo un primo no della commissione del ministero, poi bocciato dal Tar, di uscire dal carcere per andare in ritiro spirituale con il sacerdote che lo ha seguito dopo la sua conversione. La cella Spatuzza, che non e' al 41 bis, non l'ha ancora lasciata. Il trasferimento di qualche ora in una struttura top secret e' in fase di organizzazione: sono imponenti le misure di sicurezza che dovranno essere adottate per accompagnare il pentito nella localita' scelta.
''Mi sto interrogando sull'essenza dell'uomo, su cosa l'uomo deve fare per se' e per gli altri. Il passato non lo posso cambiare, ma nel presente mi sono messo a disposizione dello Stato'', disse Spatuzza dopo avere appreso che lo Stato gli aveva negato la protezione. Una scelta, quella della collaborazione, mai rinnegata e ''confortata'' poi dal dietro front delle istituzioni che l'hanno ritenuto credibile e hanno riconosciuto la rilevanza del contributo investigativo venuto dalle sue rivelazioni.
A cominciare da quelle sulla strage in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Una verita'' che pareva assodata scardinata da Spatuzza che, oltre ad autoaccusarsi dell'eccidio, in cui nessun'inchiesta l'aveva coinvolto, ha consentito ai pm di scagionare sette persone che per la morte del magistrato erano state condannate all'ergastolo. Ma la decisione del tribunale di sorveglianza suscita l'immediata reazione del sindacato indipendente di polizia Coisp che, attraverso il suo segretario Franco Maccari, si dice ''indignato'' da un provvedimento che offende la memoria delle vittime della straqe di via D'Amelio e invita Spatuzza ''a proseguire il suo percorso di redenzione nell'unico luogo dove merita di stare. In galera''.
