Mafia nel paese di Sciascia, indagato sindaco di Racalmuto

AGRIGENTO, 21 GIU – Qualche mese fa, a febbraio, il sindaco di Racalmuto (Agrigento), Salvatore Petrotto, aveva gia' fatto parlare di se'. Voleva assegnare il ''Premio Leonardo Sciascia per una giustizia giusta'' al premier Silvio Berlusconi. Stavolta, il sindaco del paese natale di Leonardo Sciascia non deve fare i conti con le polemiche ma con un avviso di garanzia pesante come un macigno. L'accusa e' di avere favorito Cosa Nostra, con l'affidamento diretto di due lavori ad imprese riconducibili all'ex capomafia agrigentino Maurizio Di Gati, poi divenuto collaboratore di giustizia. E il primo luglio si dovra' presentare in Procura per essere interrogato dai magistrati della Dda di Palermo.

Secondo il boss, Petrotto avrebbe personalmente inscenato gli attentati di cui fu vittima a partire dal 1993. ''Mi hanno distrutto umanamente, hanno distrutto la mia storia'', e' stato il commento del sindaco quando ha appreso le contestazioni dei magistrati. ''Io non avrei mai messo in pericolo l'incolumita' della mia famiglia, dei miei figli, dei condomini del palazzo dove abitavo quando mi hanno bruciato le macchine''.

Nell'inchiesta, condotta dal pm Fernando Asaro, spuntano anche altre accuse. Petrotto avrebbe infatti agevolato anche il fratello del boss, Beniamino, per lungo tempo impiegato comunale. Ma l'indagato si difende: ''In realta' – ribatte – il fratello Beniamino l'ho sospeso dal servizio al Comune due volte. Non capisco come posso averlo favorito''. Il sindaco non si e' ancora formalmente dimesso: ha infatti rimesso il mandato non nelle mani del segretario generale del Comune ma ai capigruppo consiliari dei partiti che appoggiano la sua giunta. Saranno loro a decidere se il primo cittadino, giunto al suo terzo mandato, dovra' dimettersi o potra' andare avanti nell'incarico.

Salvatore Petrotto, 49 anni compiuti una settimana fa, ex della Rete poi approdato a Idv e infine avvicinatosi ai partiti 'autonomisti', non e' un nome nuovo per gli investigatori. Lo scorso anno, prima di venire coinvolto in un'inchiesta per spaccio di droga, aveva ammesso d'aver fatto uso di cocaina, precisando pero' che si trattava ''di episodi sporadici collegati ad un momento particolare della mia vita''. Nel 2009, nell'ambito di un'altra operazione antidroga venne arrestato il suo assessore ai Lavori pubblici. Un anno fa, infine, era stato accusato di concussione: avrebbe chiesto denaro all'amministratore delegato della societa' idrica Girgenti Acque.

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Emiliano Condò