
ROMA – “La mafia non uccide le donne e i bambini”. Niente di più falso. Giuseppe Letizia, Annalisa Durante, Valentina Terracciano e Nicola Campolongo sono solo 4 delle piccole vittime della mafia. E ora arriva Domenico,Ā ucciso in un agguato a Taranto. Una vittima “collaterale”, l’obiettivo era Cosimo Orlando,Ā il compagno della madre Carla Maria Fornari e che lo teneva in braccio.
Francesco La Licata su La StampaĀ ricostruisce i bambini vittime della mafia:
“Lāabbiamo visto nelle interviste canoniche, quasi estorte agli abitanti delle campagne di Palagiano, che, obbedendo alla liturgia autoassolutoria, bisbigliavano: Ā«Non era mai successoĀ».Ā Non ĆØ vero che non ĆØ mai successo. I bambini sono stati sempre vittime innocenti delle mafie, dei delinquenti, persino delle ancestrali faide familiari mai sedate.Ā Ć successo, ĆØ successo tante volte: in Campania, in Puglia, in Calabria e in Sicilia, dove da secoli si tramanda il falso mito (mafioso) dellāintoccabilitĆ di donne e bambini”.
E Domenico, il bimbo di 3 anni ucciso nell’agguato a Taranto ĆØ solo l’ultima delle piccole vittime:
“Chi ricorda più Annalisa Durante? Era unāadolescente di Forcella, Napoli, abbattuta a revolverate – esattamente dieci anni fa – solo perchĆ© si trovava nella stessa stanza dove si combatteva una guerra di camorra. Nel suo diario aveva scritto: Ā«Vorrei fuggire, a Napoli ho pauraĀ». E il piccolissimo Nunzio Pancali? Due anni, figlio del rione SanitĆ , stava in braccio alla zia quando fu colpito dal piombo dei killer che volevano la morte del padre. E cosƬ Gioacchino Costanzo, due anni, assassinato nel 1995 e Valentina Terracciano, due anni, Ā«giustiziataĀ» a Pollena, nel negozio dello zio. Una strage degli innocenti: Rosa Visone, 16 anni, rimasta a terra dopo uno scontro a fuoco tra camorristi e poliziotti lā8 novembre del 1986, a Torre Annunziata”.
Anche in Calabria le piccole vittime sono state molte:
“Nicola Campolongo, tre anni, bruciato insieme col nonno nel gennaio di questāanno. Era coetaneo di Andrea Savoca, che nel 1991 morƬ tra le braccia del padre, colpito dai proiettili a quello destinati. E Domenico Gabriele? Pochi ricorderanno quel nome. Forse il soprannome può aiutare la memoria: lo chiamavano Dodò e fu falciato dal fuoco delle āndrine mentre correva in un campo di calcetto a Crotone”.
E l’elenco ĆØ ancora lungo, se si aggiungono le vittime della mafia in Sicilia:
“Ā«Le donne e i bambini non si toccanoĀ» recita la legge fasulla di Cosa nostra. Ma la mafia, si sa, predica bene e razzola male. Lo sanno bene i familiari del piccolo Giuseppe Letizia, il pastorello che, nel 1948, vide Luciano Liggio assassinare il sindacalista Placido Rizzotto e gettarlo nella foiba di Roccabusambra, a Corleone. Per zittirlo, fu portato in ospedale e ucciso, con una iniezione dāaria, dal direttore sanitario e capomafia, Michele Navarra. Paolino Riccobono, invece, fu ucciso a fucilate allāinizio degli Anni 60, nelle campagne di Tommaso Natale, borgata palermitana ad alta densitĆ mafiosa. Fu vendetta, conseguenza della faida fra le famiglie Riccobono e Cracolici”.
