ROMA – ''Roma e' una realta' molto complessa, non pretendo di avere un quadro o ricette definitivi; matureranno, spero entro breve, con l'esperienza e la riflessione in comune con i colleghi. Il lavoro non puo' concentrarsi sulla sola criminalita' mafiosa, ma deve fronteggiare temi altrettanto importanti, come la corruzione, la criminalita' economica e fiscale, la sicurezza pubblica, il terrorismo e la violenza di matrice politica''. Lo dice al Sole 24 Ore Giuseppe Pignatone, da un mese procuratore capo di Roma.
Il suo obiettivo, sottolinea, e' mettere le mani su quel ''marchingegno'' di cui parla il collaboratore di giustizia Nino Giuffre', ''vitale per ogni tipo di mafia'', e che non funziona se i poteri imprenditoriale, economico e politico non sono collegati fra loro. ''Se Roma e' anche questo o no – spiega Pignatone -, dovra' emergere da indagini e da solide prove. Il problema non e' immaginarlo o teorizzarlo, i processi non si fanno con le chiacchiere''.
Il procuratore capo si impegna anche a verificare la ''funzionalita' dell'assetto attuale'' dell'ufficio, dove l'ordinario e' gia' di per se' un ''campo vastissimo'' e sui numeri aggiunge: ''proprio non ci siamo: troppe scoperture sia di colleghi sia di personale amministrativo''.
