PALERMO, 10 GIU – La sentenza sul caso De Mauro, scomparso il 16 settembre 1970 (e non il 16 aprile), dovrebbe essere emessa dopo le 17,30. Totò Riina non assistera’ alla lettura del verdetto: lo ha annunciato il difensore, Luca Cianferoni, al termine della breve udienza di oggi, durata appena tre minuti.
Nella sua arringa, il legale aveva attaccato l’impostazione dell’accusa e sostenuto che il boss sarebbe un ”parafulmine” utilizzato per trovare comunque una soluzione a un giallo che resiste da oltre 40 anni.
Due le piste emerse durante il lungo dibattimento: la misteriosa fine del presidente dell’Eni, Enrico Mattei, e il tentato golpe di Junio Valerio Borghese. De Mauro si era occupato di Mattei per la sceneggiatura del film di Francesco Rosi. Avrebbe inoltre raccolto informazioni confidenziali sul progetto eversivo neofascista. L’accusa ha unito le due piste giudicandole ”convergenti”.
Ha pure denunciato un’opera sistematica di despistaggi, attuata dai servizi segreti, come causa principale dei tempi lunghi della giustizia.
I giudici della corte d’assise di Palermo, davanti ai quali si celebra processo per il sequestro del giornalista Mauro De Mauro, sono entrati in Camera di consiglio per emettere la sentenza. Il processo era cominciato il 4 aprile 2006 e vede come unico imputato il boss Toto’ Riina, indicato come mandante e organizzatore del rapimento avvenuto il 16 aprile 1970. Per Riina il pm Antonio Ingroia ha chiesto, nell’udienza dello scorso 22 aprile, la condanna all’ergastolo.
La sentenza è prevista per stasera. Prima di riunirsi, la corte ha chiesto al pm dell’udienza, Sergio Demontis, eventuali repliche, ma l’accusa ha rinunciato. Nessuna dichiarazione da parte di Riina, collegato in videoconferenza dal carcere di Milano.