La malaria ora è “da importazione”: colpisce gli immigrati e i loro figli

Gli immigrati residenti e i loro figli che sono nati in Italia sono più a rischio di contrarre la malaria quando tornano nei Paesi d’origine e rappresentano la maggiore quota dei casi che si registrano ogni anno. E’ la conseguenza del cambiamento nella natura della ‘malaria da importazione’, analizzata al convegno dell’Italian Malaria Network, promosso dal Centro Interuniversitario per la ricerca sulla malattia (Cirm) con l’Istituto Superiore di Sanità (Iss).

”Ogni anno si registrano circa 600 casi di malaria in Italia – afferma Daniela Boccolini, del dipartimento malattie infettive parassitarie ed immunomediate dell’Iss – . Un terzo dei casi sono italiani che non hanno fatto la profilassi antimalarica prima di partire per Paesi in cui è presente la malattia, per viaggi di lavoro o di piacere, mentre i restanti due terzi sono immigrati residenti nel nostro Paese che si ammalano quando ritornano anche per brevi periodi nei Paesi d’origine e poi vengono curati in Italia al loro rientro”.

Gli immigrati che tornano a casa e contraggono la malaria sono sempre di più sul totale dei casi e hanno una maggiore possibilità di ammalarsi perché ”dopo alcuni anni trascorsi in Italia, dove non c’è un’esposizione alla malattia, come nei Paesi africani – aggiunge Francesco Castelli dell’università di Brescia – diminuisce l’immunità antimalarica nel loro organismo. Ad essere ancora più esposti sono i loro figli che sono nati in Italia e non hanno alcuna immunità alla malaria”. Il numero dei casi registrati in Italia ha assunto un andamento calante a partire dal 2000, secondo i dati dell’Iss, dopo l’ultimo picco del 1999, quando si sono verificati oltre mille casi.

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