NAPOLI, 31 MAR – ''Sediamoci a un tavolo e troviamo un'intesa''. E' la proposta che l'avvocato Angelo Pisani, legale di Diego Armando Maradona nella controversia con il Fisco italiano che chiede una somma di circa 40 milioni di euro all'ex campione del Napoli, lancia all'Agenzia delle Entrate. Nello stesso tempo, Pisani annuncia che lunedi' prossimo inviera' una istanza al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ed alla Corte europea dei Diritti dell'uomo (eventualita' quest'ultima di cui riferisce oggi il Corriere della Sera), oltre che ad altre autorita'. L'obiettivo e' di trovare ''la migliore e legittima soluzione possibile'' al caso che ''dopo 25 anni deve essere risolto''.
Peraltro, sottolinea il legale, c'e' una sentenza che da' ragione a Maradona. ''Gli avvisi di mora – secondo Pisani – sono tutti illegittimi, perche' il titolo di esecuzione non esiste. E infatti, nella ultime pagine della sentenza del '94 che assolve Careca ed Alemao, viene menzionato anche Maradona, dichiarato assolto quindi sia dai giudici penali che da quelli tributari''. ''Se non esiste un reato e non esiste una violazione fiscale, non puo' esistere un colpevole Maradona'' dice Pisani, che e' anche docente di Diritto tributario. Se il tentativo avesse successo, l'ex Pibe de oro ''potrebbe essere il miglior testimonial dell'efficienza e della capacita' della campagna di ascolto del fisco nei confronti dei contribuenti onesti che vogliono chiarire e regolarizzare la loro posizione''.
Perche' sostiene che Maradona non e' un evasore? ''Negli anni '80 il Napoli, come tante altre societa', probabilmente pagava un compenso minore di quello che era lo stipendio stabilito dal contratto di un giocatore. Il resto veniva erogato attraverso societa' straniere, magari sotto forma di diritti d'immagine. Nulla di vietato all'epoca dalla legge, assolutamente. I calciatori poi – ricostruisce Pisani – pagavano le tasse relative per questa parte di retribuzione nei Paesi dove avevano sede le societa' che contribuivano al loro contratto. Dopo qualche anno il Fisco ha iniziato a svolgere degli accertamenti sul Napoli, e sui tre giocatori piu' rappresentativi dell'epoca: Maradona ovviamente, e i due brasiliani, Careca ed Alemao. I quali si sono opposti alle cartelle esattoriali che venivano loro consegnate, potendolo fare perche' ne avevano ricevuto la notifica''.
Secondo il legale ''Maradona invece, questa notifica non l'ha ricevuta mai: trasferitosi a Siviglia, nessuno si e' premurato di fargli sapere che c'era una iscrizione a ruolo che lo riguardava, cui lui avrebbe potuto opporsi come hanno fatto gli altri due ex compagni di squadra. Non ha presentato opposizione dunque, e quando il sistema di riscossione delle tasse e' stato assegnato a Gest Line, poi diventata Equitalia, e' iniziato questo calvario''. Insomma, la sua unica colpa ''di non essersi opposto alla cartella esattoriale. Cosi' Equitalia ha trovato nella banca dati del sistema tributario la sua iscrizione a ruolo, ed ha iniziato a perseguitarlo, facendo maturare una serie di interessi vergognosi rispetto alla cifra iniziale. Ma quegli avvisi di mora sono tutti illegittimi, perche' il titolo di esecuzione non esiste''. Di qui anche la sentenza che ha assolto Careca e Alemao e che ''menziona anche Maradona''. Gli avvisi di mora continuano a sussistere e nel 2001 Maradona decide, con un pool di avvocati, di opporsi a uno di questi avvisi. ''La Cassazione non ha sentenziato nel merito della questione, ma solo sulla procedibilita' della stessa. E' una sentenza di mero rito, che – secondo Pisani – non condanna affatto Maradona. Sulla base di questa sentenza pero', Equitalia continua a sbandierare i suoi diritti, contro una persona che, sia chiaro una volta per tutte, non chiede privilegi e non e' un evasore''.
