Maricica uccisa in metro, Alessio Burtone: “L’ho colpita per paura”

ROMA – ''L'ho colpita con una manata perché avevo paura che lei, o qualche suo conoscente, mi potesse fare del male''. Così Alessio Burtone, il ventiduenne romano in carcere per la morte dell'infermiera romena Maricica Hahaianu da lui colpita con un pugno in viso nella stazione metro dell' Anagnina l'8 ottobre del 2010, ha raccontato in aula il motivo del suo gesto.

Prima del suo esame in aula è stato proiettato il video in cui le telecamere a circuito chiuso della metro riprendono gli attimi del litigio e del colpo inferto alla donna.

Il giovane, che si trova attualmente in carcere per l'accusa di omicidio preterintenzionale, rispondendo alle domande del pm, ha ricostruito quanto avvenuto alla stazione della metropolitana spiegando che la sua è stata una reazione di paura.

''Ero in fila per comprare le sigarette in un bar, davanti a me c'era solo un'altra persona – ha spiegato- quando la signora Maricica si è intromessa superandomi. Le ho fatto notare che in fila c'ero prima io e lei mi ha risposto in malo modo, offendendomi''.

Nella sua ricostruzione l'imputato ha aggiunto che l'infermiera romena gli disse ''mi fai schifo, porco italiano''. ''Io mi limitai a dirle – ha spiegato – che a casa mia le code si rispettano''. Dopo essere uscito dal bar, secondo Burtone, la donna lo segui' continuando ''a provocarlo'', colpendolo anche con ''schiaffi al volto''.

''Io mi volevo allontanare, volevo tornarmene a casa ma la signora mi ha continuato a seguire. Ad un tratto, dopo aver percorso circa 70 metri, ci siamo fermati e mi ha sputato in faccia, io ho reagito facendo altrettanto. Lei quindi, dopo avermi detto 'ti faccio uscire il sangue dagli occhi', ha messo una mano in tasca. Io per paura che potesse farmi qualcosa l'ho colpita con una manata al volto''.

Burtone, difeso dagli avvocati Fabrizio Gallo e Gian Antonio Minghelli, ha inoltre sostenuto di aver visto la donna muoversi ''quando era sdraiata a terra'' e che le persone accorse ''le consigliavano di stare ferma e di non muovere la testa''.

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