ROMA, 22 GIU – L'avviso di garanzia notificato ieri a Salvatore Parolisi con l'accusa di aver ucciso la moglie Melania Rea conferma che "si è consumata una palese violazione delle più elementari norme del codice e si è verificato, nell' indifferenza di tutti, un clamoroso attentato alle più inviolabili garanzie del diritto di difesa". A denunciarlo e' l'Unione delle camere penali che censura l'operato degli inquirenti.
"Parolisi nel corso delle indagini è stato convocato in caserma come persona informata dei fatti e interrogato per 8 ore senza un avvocato e al di fuori di qualunque tutela e diritto riconosciuti dal codice- segnalano i penalisti- E tutto ciò nonostante l'accusa, a quanto riferito (e mai smentito) dai media, ritenesse di avere indizi a suo carico".
"Il diritto dell'incolpato a essere informato tempestivamente e in modo chiaro delle accuse mosse, il diritto di avvalersi di una difesa tecnica, il diritto di non rispondere alle domande che riguardino la propria responsabilità costituiscono un bagaglio acquisito e irrinunciabile di ogni democrazia liberale, e appaiono in questo caso, come per la verità accade assai spesso nel nostro Paese, palesemente violate", accusa l'Ucpi, ricordano che le indagini preliminari "sono governate per ogni delitto, anche il più grave o efferato, dal principio di legalità e il pm deve in prima persona rispettarlo e vigilare sulla sua osservanza da parte della polizia giudiziaria".
Nel far polemicamente notare che nei convegni e nelle dichiarazioni pubbliche, ''questa condivisibile affermazione sia utilizzata da molti magistrati, a sproposito e in maniera strumentale, per contrastare l'ipotesi di separazione delle carriere tra giudici e pm'', i penalisti osservano:''peccato che quando si tratta di valutare quel che accade nelle caserme e nei commissariati nel corso degli interrogatori la dimenticano".
