Un bacio profondo prima di morire, o una presa mortale? Genera un dubbio bifronte, e non e' l'unico, la perizia medico legale sul corpo di Melania Rea, la giovane donna per il cui omicidio la Procura di Ascoli ha chiesto una misura cautelare a carico del marito Salvatore Parolisi. Suo il dna trovato sulle labbra e sulle gengive di lei, tracce lasciate poco prima della morte e li' rimaste, perche' il movimento della lingua e la saliva non potevano piu' cancellarle. E se invece fossero finite li' nel tentativo di Salvatore di tenerle ferma la testa per poterla colpire?
Perche' il film terribile della fine di Melania parla di questo: un primo tentativo infruttuoso di prenderla alle spalle e sgozzarla, una manovra che un soldato come Salvatore non solo conosce ma forse insegna anche alle sue allieve. A seguire il filo logico che i magistrati devono aver srotolato grazie anche a questa perizia, il 18 la coppia si dirige non a Colle San Marco, ad Ascoli, dove Salvatore dice invece di essere andato con la moglie, ma al Bosco della Casermette, un luogo che lui conosce bene perche' e' li' che si tengono le esercitazioni (anche in notturna) delle soldatesse del Rav. E dove dice di essere stato pochi giorni prima della tragedia proprio con Melania, curiosa di conoscere uno dei luoghi dove il marito lavorava. Poi era finita che i due – sempre a detta di Salvatore – avevano fatto l'amore.
Ma da quel che si sa la coppia, quel 18 aprile, e' ai ferri corti. Pasqua e' vicina e loro sono in procinto di partire per il napoletano con la loro bambina. Ma Melania forse ha scoperto che Salvatore si vedra' con la sua amante, la soldatessa Ludovica P., e che la relazione dunque non e' affatto finita come lui le ha fatto credere. Litigano. Poi Melania si apparta per un bisogno fisiologico, si abbassa i pantaloni, i collant e lo slip; lo fa con tranquillita', davanti a una persona con cui e' in intimita'. Nessuno la minaccia, non si ribella, non piange, come dimostra il trucco intatto sul suo viso. Oppure i due litigano, si', ma poi si riavvicinano, e magari iniziano dei preliminari amorosi. Ma la scena cambia. Chi ha ucciso Melania la prende alle spalle, c'e' un brevissimo inseguimento (lei e' impacciata nei movimenti dai pantaloni abbassati), quindi l'assassino l'atterra e la colpisce piu' volte con un coltello. E' la fine: lei tenta di difendersi, poi non reagisce piu'. Una lesione al fegato le provochera' un'emorragia interna devastante. Sono passate da poco le 14, piu' o meno l'ora in cui Salvatore afferma di trovarsi vicino alle altalene con la piccola Vittoria mentre Melania si allontana in cerca di un bagno. Ventiquattr'ore dopo, all'incirca, la donna ha ancora le mani giunte sul petto, dove le ha raccolte per difendersi: l'assassino – o un complice – torna sul luogo del delitto, le scosta i polsi e infierisce con un'altra arma, per depistare le indagini.
Questo un possibile scenario. L'altro, prefigurato dai legali di Parolisi, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, e' che il killer sia una donna. Perche' sotto l'unghia dell'anulare sinistro di Melania c'e' del Dna femminile, oltre a quello della stessa vittima. Ecco allora che torna l'immagine dell'anello di fidanzamento, un brillante, simbolo di unione e fedelta', trovato accanto al cadavere. Lo ha scagliato a terra la Rea per sfregio? Glielo ha tolto, con rabbia, una rivale, per umiliarla? Un altro quesito bifronte. Che non esclude un'altra possibilita', ovvero che Salvatore abbia avuto un complice. D'altra parte, sembra che la misura cautelare richiesta per il caporalmaggiore dell'esercito sia aperta al concorso. Chi, infatti, ha inflitto i colpi post mortem? Impossibile che il caporalmaggiore sia tornato sul luogo del delitto dopo avere lanciato l'allarme sulla scomparsa della moglie e partecipato alle ricerche con decine di persone. ''Da allora – secondo l'avv. Biscotti – e' stato sempre sotto l'occhio dei media''. Improbabile, anche se non impossibile, che lo abbia fatto nei due giorni seguenti, quando era circondato da parenti suoi e di Melania giunti dalla Campania. Il 19 aprile il militare si era recato in caserma, una notte l'aveva trascorsa a casa dell'amico Raffaele Paciolla, ma sembra che sia stata quella tra il 20 e il 21, quando ormai il corpo era gia' stato scoperto. Su questo punto, ovviamente, il suo legale ha un'idea precisa: Salvatore ''non e' mai tornato li' e non ci sono complici. In quel luogo e' tornato l'assassino''.
''Mi attengo alla secretazione della perizia, e rilevo che quella citata dai difensori di Parolisi e' una riga su 80 pagine, e che tutte le 80 pagine vanno in una direzione, contro di lui'', chiosa il legale ascolano della famiglia Rea, l'avv. Mauro Gionni, riferendosi a quel frammento di Dna femminile. E aggiunge: ''Un'ipotesi concorsuale non cambia assolutamente il quadro accusatorio''. Salvatore, intanto, attende le decisioni del gip Carlo Calvaresi a Frattamaggiore, ''in una condizione psicologica difficile – rivela l'avv. Biscotti – ma e' sereno e, forte della consapevolezza della sua innocenza, e' pronto ad affrontare qualunque cosa''.
