
ROMA – Se la Cassazione condannerĂ definitivamente, per l’omicidio di Meredith Kercher, Raffaele Sollecito e Amanda Knox, per quest’ultima, che vive a Seattle, stato di Washington, potrebbe riaprirsi l’iter dell’estradizione. Con quali reali possibilitĂ di portarla in Italia, è difficile dire, visto che in passato gli Usa hanno spesso detto no. E negli ultimi giorni fonti di stampa hanno anche ipotizzato una sua gravidanza, il che renderebbe il tutto ancor piĂ¹ difficile.
L’estradizione è un meccanismo di cooperazione internazionale tra Stati e prevede che un Paese consegni a un altro un soggetto per sottoporlo a giudizio, nel caso di estradizione processuale, o per procedere all’esecuzione di una pena definitiva, in caso di estradizione esecutiva, come sarebbe per la Knox. Diverse le fonti normative: la Costituzione (art. 10, 26, 27), il codice di procedura penale (artt. 696-722), gli accordi bilaterali tra stati. Uno dei presupposti cardine di tali intese è che il fatto oggetto del procedimento penale sia previsto come reato tanto dalla legge italiana quanto da quella straniera.
Italia e Usa hanno stipulato un Trattato di Estradizione il 3 maggio 2006. Nè questo trattato nè il codice di procedura penale prevedono alcun termine di prescrizione per la richiesta di estradizione, a prescindere dal titolo di reato: un causa ostativa puĂ² essere l’avvenuta prescrizione della pena, ma ovviamente non è questo il caso. Due le tappe dell’istanza. Nel caso Knox spetterĂ alla Procura Generale presso la Corte di Appello di Firenze, che ha emesso la sentenza impugnata in Cassazione, richiedere al Ministro della Giustizia la diffusione delle ricerche in ambito internazionale, e non l’estradizione, che potrĂ essere chiesta solo dopo l’arresto.
Una volta individuato il luogo in cui si trova il condannato, la Procura Generale si attiva presso il ministro affinchè formuli la richiesta di estradizione alle autoritĂ straniere competenti. Richiesta che il Guardasigilli puĂ² anche avanzare direttamente così come puĂ² decidere di non presentare la domanda o di differirne la presentazione dandone comunicazione all’autoritĂ giudiziaria richiedente.
Tutto questo iter potrĂ mettersi in moto, perĂ², solo dopo il deposito delle motivazioni della sentenza della Cassazione: l’art. 617 del codice di procedura penale prevede al massimo 30 giorni dalla decisione, ma si tratta di termini non perentori. Se la domanda, tramite ambasciata, sarĂ inoltrata negli Usa il primo interlocutore sarĂ il Dipartimento di Stato, che dovrĂ stabilire se è conforme al trattato. In caso positivo, la questione passerĂ nelle mani del dipartimento alla Giustizia, che convocherĂ Amanda, la quale dovrĂ difendersi davanti ai giudici americani per dimostrare che non ci sono gli estremi per accettare la richiesta italiana.
Intanto “Amanda non chiude occhio, non dorme e aspetta sulle spine la decisione della Cassazione. E’ a Seattle con i suoi genitori, l’ho appena sentita ed è molto preoccupata”. Lo ha detto l’avvocato Carlo Dalla Vedova che difende la Knox, parlando al termine dell’udienza in Cassazione.
