VENEZIA, 29 SET – Era il gioiello di integrazione dei nomadi voluto dall'allora sindaco Massimo Cacciari, ma oggi l'area delle casette comunali abitate dai Sinti a Mestre è stata soprattutto l'epicentro dell'operazione contro i furti nel Nord Italia condotta dai Carabinieri di Venezia. Trenta ordinanze di custodia, 14 delle quali eseguite nel villaggio Sinti di via Vallenari, altre 13 in campi nomadi del bresciano, tre a carico di ricettatori italiani.
E la Lega Nord di Venezia torna a gridare nei megafoni: ''Noi l'avevamo detto'' spiegano i rappresentanti del Carroccio che nel 2009 ingaggiarono un aspro scontro con il sindaco-filosofo sul progetto.
Proprio dalla vicenda del villaggio Sinti di Mestre trasse origine la coda polemica seguita nel dicembre di quell'anno al rapido trasferimento del prefetto di Venezia Michele Lepri di Gallerano, arrivato pochi mesi prima.
Una 'rimozione' che Cacciari definì di una gravità ''eccezionale'', ed imputò sostanzialmente alla Lega, dopo le rimostranze fatte arrivare al ministro Maroni dalla presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto.
Sono 38, per un totale di 150 persone, le famiglie Sinti che abitano da fine 2009 le casette prefabbricate del villaggio di Favaro Veneto, alle porte di Mestre.
Il blitz dei carabinieri ha ha colpito in particolare un'intera famiglia di questa comunità, i Braidic,(altre persone, tra cui alcune donne, sono state poste ai domiciliari o hanno l'obbligo di dimora).
Sono accusate di una lunga serie di furti in casa e ai danni di rappresentanti orafi, per un bottino complessivo di un milione di euro. Roba da ''specialisti'' spiegano i carabinieri.
I nomadi erano attentissimi a non superare il livello di gravità che porta alla rapina. Si tratta quasi esclusivamente di furti, compiuti senza l'uso di armi.
''Ora cosa dice Cacciari?'' ha chiesto provocatoriamente la presidente Zaccariotto, mentre l'onorevole Corrado Callegari e il capogruppo leghista in Comune a Venezia, Vianello, hanno chiesto le dimissioni immediate dell'assessore ai servizi sociali e vice sindaco Sandro Simionato (Pd), che con Cacciari gestì l'operazione Sinti.
Il sindaco Giorgio Orsoni ha sottolineato che le illegalità nel campo nomadi di Mestre ''vanno isolate e perseguite'', e sulla stessa linea si è posto Simionato – ''chi delinque va duramente colpito'' – pur rilevando che agli altri residenti ''va garantito il diritto-dovere di proseguire nel percorso di cittadinanza responsabile''.
Il vice sindaco non è stato comunque morbido, e rispondendo a chi chiede l'allontanamento dei responsabili dei reati dal villaggio ha affermato che ''che non esistono tabù'' e che quindi, in caso di conferma delle accuse, i Sinti potrebbero perdere le villette assegnate loro dal Comune.