CATANIA – Un ragazzo ucciso solo perché si è alzato in piedi su un gommone senza aver avuto il permesso. Ucciso e gettato in mare. Altri uomini uccisi letteralmente a bastonate perché non obbedivano agli ordini degli scafisti. Cose accadute sul barcone della morte, quello affondato nel Canale di Sicilia causando la morte di almeno 850 migranti che erano stati chiusi nella stiva.
Cose ricostruite dalla procura di Catania che indaga su quanto accaduto e che negli atti scrive che gli scafisti avrebbero compiuto atti di di “inumana violenza”, come quello di un ragazzo ucciso su un gommone mentre raggiungeva – insieme ad altri – il peschereccio poi affondato perché si era alzato senza permesso. Il suo cadavere sarebbe stato poi buttato in mare.
E poi ci sono le bastonate. Diversi migranti stipati in una fattoria in attesa di imbarcarsi sul peschereccio che ha poi fatto naufragio al largo della Libia sarebbero stati “picchiati selvaggiamente con dei bastoni” perché “non obbedivano agli ordini” dei trafficanti. “Le bastonature avrebbero provocato alcuni decessi, altri sarebbero morti di stenti”