ARONA (VERBANIA) – Restano in carcere Luigi Spera, 53 anni e Pasquale Cianci, 62, fermati il 3 marzo a Milano con l’accusa di avere tentato un’estorsione ai danni della famiglia di Mike Bongiorno per farle riavere la salma trafugata il 25 gennaio dal cimitero di Dagnente di Arona. Il gip del Tribunale di Verbania, Beatrice Alesci, ha respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata dai legali, Carlalberto Pirro e Mario Tartaglia (difensori di Spera) e Renato Ragozzino (Cianci).
Il fermo era già stato confermato durante l’udienza di convalida, sabato scorso nel carcere di Verbania, nella quale Spera si era avvalso della facoltà di non rispondere, mentre Cianci aveva ribadito che lui e l’altro fermato non c’entrano nulla con la banda che ha trafugato la bara con le spoglie di Bongiorno.
Avevano contattato i familiari – hanno sostenuto davanti ai magistrati – solo con la speranza di poter guadagnare un po’ di denaro approfittando della notorietà del defunto. La stessa tesi è stata sostenuta, nell’interrogatorio subito dopo il fermo a Milano, da Spera. ”Non hanno fatto alcuna richiesta di denaro, stavano soltanto prendendo contatti con la famiglia di Bongiorno”, dice l’avvocato Pirro che ha inoltrato richiesta per un interrogatorio di Spera davanti al pm.