ROMA, 10 LUG – ''Opacita''. ''Cordate''. Rapporti diretti tra singoli ufficiali e massimi esponenti di governo. Comportamenti che rischiano di minare la ''trasparenza e l'attendibilita'' del Corpo. In attesa che la Camera si pronunci sulla richiesta d'arresto per Marco Milanese – accusato di aver ricevuto regali e denaro in cambio delle nomine nelle aziende controllate dal ministero dell'economia – le indagini del pm Vincenzo Piscitelli puntano dritto alla Guardia di Finanza.
In sostanza Piscitelli si e' imbattuto nello stesso scenario che si sono trovati davanti i suoi colleghi Francesco Curcio e Henry John Woodcock nell'ambito dell'indagine sulla P4: e' dall'interno della Gdf che e' partita la fuga di notizie. Ed e' in questa direzione dunque che nei prossimi giorni andranno gli accertamenti dei magistrati napoletani: un ''approfondimento d'indagine'' nei confronti di ''esponenti di vertice della Gdf e/o con persone comunque gravitanti in posizione di responsabilita' nell'ambiente specifico'' che, secondo il Gip Amelia Primavera, e' necessario anche per un altro motivo. E cioe' che le violazioni ai doveri d'ufficio non siano confinate al solo caso Viscione, l'imprenditore che accusa Milanese. L'ex consigliere del Pdl, scrive infatti il giudice, ''ha strette e frequenti relazioni'' con i vertici della Gdf che gli hanno consentito di ''accedere alle notizie coperte da segreto'' in un contesto ''verosimilmente piu' ampio di quello evidenziato dai rapporti con il Viscione''. Le attivita' di indagine dovranno quindi ''essere tese ad individuare gli esponenti che hanno comunicato al Milanese o a persone a lui vicine le notizie relative alle investigazioni e che hanno poi operato per rallentare le indagini o manipolarne gli esiti, partecipando probabilmente alla ripartizione delle somme corrisposte a tal fine'' dagli imprenditori al parlamentare del Pdl. E proprio quello dei soldi e' un altro filone d'indagine definito interessante, soprattutto per quanto riguarda i conti all'estero. Su cui secondo gli accertamenti sono transitati ''moltissimi bonifici'' provenienti da conti italiani di Milanese. Nella relazione sull'analisi dei conti correnti del parlamentare, il consulente del pm scrive che sono transitati importi consistenti: quasi 6 milioni di euro in meno di 4 anni. Ed indica anche alcune voci in entrata da societa' come Alitalia (164mila euro), Ferrovie dello Stato (245mila euro), Rai (130mila). Sia la compagnia aerea sia Ferrovie hanno pero' smentito di aver dato a Milanese consulenze anche se Fs ha confermato di aver elargito quella cifra ma per l'incarico di Presidente dell'organismo di Vigilanza delle Fs rivestito da Milanese fra il 2 dicembre 2004 e il 31 luglio 2008. Ma per capire quale sia stato in questi anni il ruolo di Milanese, e il suo rapporto con la Gdf, torna utile anche un'intervista che l'ex responsabile della security di Telecom, Giuliano Tavaroli, rilascio' a 'Repubblica' nel 2008. Tavoroli racconta di quando l'allora Ad di Telecom Carlo Buora lo chiamo' perche' ''Tremonti soffia ai banchieri che Telecom e' prossima al fallimento''.
E dunque era necessario al piu' presto un incontro tra il ministro e Tronchetti. ''Decido di mettermi in contatto con il capo della sua segreteria – disse Tavaroli al quotidiano – un ufficiale della Gdf, Marco Milanese, che poi lascera' le Fiamme Gialle per lavorare direttamente nello studio di Tremonti. Contattare Milanese proprio lui e non altri, e' un modo per dire a Tremonti: conosco i tuoi metodi, conosco il tuo sistema, chi lo agisce e interpreta, da dove possono venire le informazioni, vere o false, che possono danneggiare la mia azienda. Non c'e' bisogno di molte parole. Quelle cose li' si capiscono al volo nel nostro mondo''. E conclude: ''Tronchetti e Tremonti si incontrano. I problemi si risolvono. Nessuno parlera' piu' di fallimento con i banchieri''. Dunque a sentire Tavaroli, gia' all'epoca del precedente governo Berlusconi, Milanese aveva un ruolo tutt'altro che marginale. Ruolo che viene confermato anche dagli interrogatori di altri due personaggi finiti nell'inchiesta: Fabrizio Testa e Gianni Sidoti. Il primo e' l'ex consigliere d'amministrazione dell'Enav che fece da intermediario per la vendita della barca di Milanese e che proprio per questo 'favore' – secondo gli inquirenti – divenne presidente di Tecnosky; il secondo e' un imprenditore amico di Paolo Viscione. Sentito il 13 dicembre dai magistrati romani ''riferiva la propria nomina a componente del Cda di Enav (cosi' come quella degli altri consiglieri) alla lottizzazione politica, asserendo di esser stato nominato 'da parte del ministero del Tesoro in una quota politica riferibile alla destra sociale'''. E poi aggiunge: ''quello, deputato del Pdl, era incaricato dal ministero del Tesoro per le nomine del management delle societa' partecipate''. Una conferma che arriva anche da Sidoti. ''Milanese fu determinante per quella nomina''.
