MILANO – Se avvengono tragiche aggressioni all'uomo da parte di cani randagi, come quella che ha portato alla morte di un anziano alla periferia di Milano, ''la colpa e' anzitutto umana. Non si tratta ne' di fatalita' ne' di 'cattiveria' dell'animale. Negli omicidi la colpa non e' mai della pistola'': lo afferma in una lettera alla citta' il Garante degli Animali del Comune di Milano Valerio Pocar.
La colpa, per Pocar, ''non puo' farsi risalire all'animale, bensi' all'incuria degli umani''. Nel nostro Paese infatti ''i cani randagi sono conseguenza, pressoche' esclusivamente, dell' abbandono di cani domestici'', spiega, e l'aggressivita' dell' animale e' da ricondursi al ''costituirsi in branco di randagi oppure a motivo di scelte condannabili nell'allevamento e nell' educazione dell'animale, nonche' a incuria o incoscienza nella sua custodia''.
Invece, ''quando si tratta di un animale, alla fine e' lui ad andarci di mezzo, fino, talora, alla condanna a morte in nome del rischio per la sicurezza collettiva compromessa'', prosegue. Per questo ''si deve confidare che, anche in questo caso luttuoso, si applichino le disposizioni di legge e si proceda, dopo la cattura e il ricovero nel canile, all'osservazione degli animali, anche in vista della riabilitazione e di una auspicabile adozione''.
L'aggressione poi, per Pocar, sarebbe solo l'ultimo di una serie di ''casi annunciati''. La presenza di ''branchi di cani randagi e' in generale nota (anche in questo caso lo era e da parecchio tempo, senza che ci sia stato l'intervento di coloro che avrebbero dovuto provvedere e adesso denunciano) – scrive -. Sara' necessario che l'attuale amministrazione proceda a un' applicazione della normativa sul randagismo piu' attenta di quanto non si sia fatto in passato'' e a ''un impegno maggiore nell'educazione e nella responsabilizzazione di tutti coloro che detengono un animale che potrebbe divenire pericoloso se mal gestito''.
