Milano capitale dei rottami e dei cantieri abbandonati, destinati a rimanere delle pericolose voragini. Via Bazzini: impresa fallita e lavori fermi; via Ampère: imprese fallite, lavori bloccati e case confinanti distrutte dalle crepe; piazza Bernini e largo Rio De Janeiro: cantieri fermi dopo da un’indagine della magistratura che ha scoperto un falso nei documenti forniti al Comune per ottenere i permessi; piazza Novelli: anticipi già versati dal 2005 e ritardo di quasi tre anni nei lavori. Cinque piazze distrutte. Concentrate in meno di due chilometri.
I cittadini di via Bazzini, dove nel 2006 iniziano i lavori, si affidano all’avvocato Mario Cosentino che denuncia il comune per aver infilato cavi d’acciaio nella terra (per tener su le pareti di cemento durante gli scavi) provocano danni gravissimi a sei palazzi circostanti.Il Tribunale dà ragione agli abitanti: «Le esigenze di accelerare i tempi dei lavori o di superare difficoltà tecniche non possono certo essere soddisfatte a scapito dei diritti altrui». Insomma la terra sotto i palazzi è di proprietà dei condomini del palazzo stesso quindi il comune doveva chiedere il permesso. A Milano i tiranti per realizzare i box interrati, usati senza l’autorizzazione, hanno provocato danni in via Ampère, piazza Cardinal Ferrari, piazza Piemonte. Ma vengono usati perché costano meno. Molti altri milanesi forti della vittoria dei cittadini di via Bazzini hanno denunciato il comune.
Ma non sono solo i cavi di acciaio il problema dei milanesi. Sono molti i cantieri abbandonati, iniziati per la realizzazione dei box interrati, mai realizzati. «Il cantiere in queste condizioni — spiega l’avvocato Cosentino — crea anche disagi alla viabilità , problemi di sicurezza, oltre allo scempio per gli abitanti vicini». La prima azienda che ha ottenuto il diritto di superficie dal Comune (la Vitali) ha «venduto» il permesso a una seconda società , la Sibi. Che però, il 18 marzo scorso, ha dichiarato fallimento.
Il 27 aprile ci sarà una prima udienza in Tribunale. Ipotesi: procedere a una vendita all’asta sia dell’area, sia dello scheletro di cemento che la occupa. Sembra più probabile che i cittadini si troveranno a convivere con quella voragine per anni. A mandare in crisi quell’azienda, in parte, ha contribuito anche la clinica Santa Rita, quella in cui l’ex primario Pier Paolo Brega Massone faceva interventi chirurgici inutili col solo fine di gonfiare i rimborsi della Regione e guadagnare. La Santa Rita ha comprato 82 box, ma poi ha fatto causa, perché la Sibi non accettava i prezzi stracciati che la clinica aveva concordato con la prima azienda. Si era arrivati a un accordo ma, si legge nel bilancio 2008 della Sibi, «prima per le note vicende giudiziarie e poi per motivi sconosciuti» la Santa Rita si è resa «ad oggi irreperibile».
