
MILANO – Caffè e insalatona: 21 euro. Succede a Milano, a due settimane dall’avvio dell’Expo. I lavori nei cantieri procedono a tamburo battente ma ormai, è cosa nota, non saranno finiti per l’inaugurazione mentre i soliti noti del caro-prezzi già fanno affari. Come a Roma dove, in vista del Giubileo straordinario indetto da Papa Francesco, ristoratori ed esercenti arrivano a battere scontrini improponibili: 34 euro per 2 caffè e 2 dolci. “Volgari rubagalline”, li ha chiamati il presidente capitolino di Confcommercio Roma, Rosario Cerra. Più ottimista il suo omologo meneghino, Gianroberto Costa, che confida in decine di migliaia di adesioni al Protocollo Expo Friends (gli amici di Expo). Al momento sono appena un migliaio.
Gli amici di Expo, stando al protocollo, dovrebbero impegnarsi ad accogliere gli stranieri parlando inglese, fornendo informazioni sulle attrazioni culturali e offrendo menù poliglotti. Nessun accenno ai prezzi, solo “cultura del sorriso e dell’accoglienza” che nella plumbea Milano comunque non è poco.
Ma alla prova dei fatti, la mediocrità e l’opportunismo di alcuni la fanno da padrone, annota Elisabetta Andreis Rossella Verga sul Corriere della Sera che è andata a fare un giro di ricognizione sul campo. Fuori dai bar e dai ristoranti ci sono menu bilingue, con foto e prezzi, ma solo in centro. Per qualche informazione in più bisogna chiedere l’intermediazione dei camerieri stranieri, ma che poco o nulla sanno consigliare sulle attrazioni della città. I turisti comunque si adattano, apprezzano il calore e la simpatia a discapito della precisione e della comprensione linguistica. Un po’ meno quando i servizi igienici sono scadenti e per raggiungerli bisogna inabissarsi nei seminterrati lungo scalinate ripide e strette. Per non parlare delle rampe di accesso per disabili: pochissime.
E poi ci sono i furbetti del rincaro: a Brera, il caratteristico quartiere degli artisti, una birra costa 10 euro e si paga per usufruire della toilette. “Sono matti”, si scandalizza Jamaa Elhadraai, 25 anni, studentessa olandese. E ancora, riporta il Corriere:
“Mi hanno chiesto 3,5 euro per un caffè, passa la voglia di sedersi”, lamenta Abdellah Quarrouti, dal Marocco. La consumazione al tavolo arriva a triplicare rispetto al banco. Il menù a prezzo calmierato per i bambini è fantascienza. E il bicchier d’acqua “del sindaco”, cioè gratis, non è quasi mai offerto. Da migliorare anche i servizi. Wi-fi gratuito solo in centro e nemmeno sempre”.
