L’uomo è stato arrestato nella notte tra venerdì e sabato dai carabinieri della stazione di Porta Monforte, che lo hanno trovato in corso Como mentre attendeva clienti a bordo della sua auto. A incastrarlo è stato il test del dna effettuato dopo un controllo in strada organizzato di proposito dai militari. L’uomo, che era ormai già stato individuato come il principale indiziato, è stato sottoposto ad un finto alcol test che è servito per confrontare la sua saliva con le tracce trovate sul corpo della vittima.
Le indagini sono iniziate il 20 gennaio scorso, il giorno dopo lo stupro. La vittima si è presentata in caserma e ha raccontato che la notte prima aveva accettato il passaggio a pagamento da parte di uno sconosciuto che l’aveva avvicinata all’esterno di un locale in via Molino delle Armi. La studentessa aveva trascorso la serata con degli amici, ma a causa di malore (forse dovuto all’eccesso di alcol) aveva preferito tornare a casa prima degli altri. Non riuscendo a prenotare un taxi, alla fine si era convinta a salire sulla Chrysler Voyager dell’ecuadoriano. Gli ha chiesto di andare in piazza Susa, dove però è stata accompagnata solo dopo che l’auto ha fatto sosta in una strada isolata in zona Bovisa. Qui si è consumata la violenza. Una volta a casa, la studentessa si è confidata con un’amica, poi è crollata per la stanchezza e lo choc. Poche ore dopo si è sottoposta a una visita medica alla clinica Mangiagalli, dove è stato accertato il rapporto.
La tappa successiva è stata la caserma di Porta Monforte per la denuncia. I carabinieri hanno raccolto le immagini delle telecamere di una banca che si trova accanto al locale dove è stata caricata la ragazza e sono riusciti a individuare la vettura grigia. Il cerchio ha iniziato a stringersi attorno a 4-5 persone e analizzando i tabulati telefonici dei sospetti e della vittima (poi trovato a casa dell’arrestato), si è arrivati al nome dell’ecuadoriano. La prova più importante, e che ha convinto il gip di Milano a firmare l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, è arrivata con l’esito del test sul dna prelevato con l’escamotage del controllo stradale. Manuel A. vive a Paderno Dugnano (Milano) con moglie e tre figli, è incensurato, regolare, ed è in Italia dal 2006, anno in cui ha preso la patente. Non ha mai avuto problemi con la legge ma gli investigatori sospettano che possa aver colpito altre volte. La studentessa, invece, è tornata nel suo Paese tre settimane dopo la violenza.