Milano, tassista condannato per stupro: assolto dopo 21 mesi

Milano, tassista condannato per stupro: assolto dopo 21 mesi

MILANO – Accusato di violenza sessuale, condannato in primo grado e infine assolto perché “il fatto non sussiste”. Dopo 21 mesi è finito l’incubo di un tassista milanese, denunciato per il presunto stupro di una studentessa canadese con la quale, in realtà, ebbe un rapporto consenziente.

Il fatto risale al 7 febbraio del 2013: quella notte, la giovane studentessa, all’uscita dalla discoteca Old Fashion in viale Alemagna, dopo una serata trascorsa con amici, aveva deciso di prendere un taxi per rientrare nella sua casa in via Bottoni. Giunti a destinazione, però, i due si appartarono ed ebbero un rapporto consensuale, al punto che, prima di salutarsi, il tassista lasciò alla ragazza il suo personale biglietto da visita con la promessa di rivedersi.

Rientrando a casa però la studentessa raccontò in maniera confusa l’accaduto alla sua coinquilina che, allarmata, chiamò subito la polizia. Di qui l’inizio di un’odissea giudiziaria, conclusasi giovedì con l’assoluzione del tassista e la dissoluzione di ogni dubbio.

La storia è raccontata da Paola Fucilieri sul quotidiano Il Giornale

Al processo la vittima, che non si è costituita parte civile, è stata sempre un po’ fumosa e incoerente, ma mai in malafede. Nel giugno scorso, su Twitter, prima di ripartire per il Canada ha scritto che la sua esperienza milanese era stata «splendida». Che non è certo il commento di una ragazza stuprata. Cos’era accaduto allora perché si arrivasse a tanto? «Una serie di fattori concomitanti e sfavorevoli. Un’enorme distorsione dei fatti (tra i quali anche la non conoscenza della lingua italiana della 20enne) che hanno danneggiato un ragazzo perbene. Basti pensare che le udienze in tribunale erano affollate da amici, parenti, colleghi increduli, insieme alla ex compagna, madre della sua bimba di pochi anni, che gli è sempre stata vicina» spiegano all’unisono gli avvocati Maria Chiara Zanconi ed Edoardo Lorenzo Rossi che hanno preso in mano la difesa d’appello e ci hanno creduto pur – tengono a sottolinearlo – non inventando nulla.

“Poteva essere già assolto in primo grado, i fatti erano tutti lì – insistono i legali -. La sua dichiarazione dei fatti è stata cristallina dall’inizio, è sempre stato disponibilissimo con i giudici, ostentando un atteggiamento d’incredulità e rispetto, mai rancoroso nonostante la disperazione. Fino a volersi sottoporre a un nuovo test neuropsicologico, ideato dal professor Giuseppe Sartori dell’università di Padova che ne ha creato anche una versione forense e dal quale l’innocenza del tassista è emersa ancora con prepotenza”.

Tra le vicende assurde che hanno portato alla denuncia per stupro la reazione scomposta e spropositata di una connazionale della studentessa. Che vedendo rientrare la coinquilina un po’ su di giri, al punto che si era messa subito a letto dopo averle accennato dell’avventura col tassista, aveva chiamato subito allarmata la polizia. “In realtà il mio assistito se n’era già andato e la polizia fu costretta a svegliare la cosiddetta vittima che da quel momento si trovò catapultata in un ingranaggio più grande di lei, che forse per timidezza e incapacità di contraddire l’amica non è più riuscita a fermare” raccontano gli avvocati.

E anche qui viene in aiuto una frase scritta sempre su Twitter dalla giovane canadese subito dopo la denuncia e tratta da una canzone di Rihanna Man Down (uomo a terra): I didn’t mean to end his life, I know it wasn’t right (non intendevo ucciderlo, so che non è stato giusto).

Published by
Daniela Lauria