Secondo la prima ricostruzione degli investigatori il 30enne, attorno alle 6, ha svegliato la propria compagna dicendole: ”Ho fatto una follia, ho cercato di annegare il piccolo nel lavandino, forse è morto”.
La donna, una venezuelana, e’ corsa in cucina e lo ha trovato cianotico a causa dell’acqua entrata nei polmoni. A quel punto ha avvertito un amico del compagno che da qualche giorno dormiva in casa con loro poiché il marito gli aveva chiesto una mano.
L’amico ha preso il bambino per portarlo al vicino ospedale, e c’e’ stata anche una breve colluttazione con il padre, che poi li ha lasciati andare. Quindi e’ scappato a piedi ma poco dopo e’ stato raggiunto e bloccato da una volante della polizia.
Il 30enne, che lavora in una grossa ditta di telefonia ad Assago (Milano) e ha un vecchio precedente per danneggiamenti, agli agenti ha ripetuto quanto detto all’alba alla compagna: ”ho fatto una follia”.