
ROMA – Giuseppe Ambrosio, detto Centurione, condannato a 3 anni e 6 mesi per abuso d’ufficio e con un altro processo per corruzione in corso, potrà conservare la sua poltrona di dirigente al Mipaaf. Il ministero gli ha infatti accordato l’aspettativa, anche se “non retribuita”.
Dopo lo scandalo del dicembre scorso, in cui il nome dell’ex capo di gabinetto del ministro Zaia, ora direttore del Cra, è stato associato a truffe e corruzioni nell’ambito di finanziamenti ministeriali, è stato recentemente condannato in primo grado, per abuso d’ufficio e tentata concussione.
Ilaria Sacchettoni ricostruisce gli eventi sul Corriere della Sera:
Solo da poco, il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (che dipende dal ministero) lo ha sospeso dall’incarico di direttore generale sostenendo la sua decisione anche davanti al tribunale civile, dove Ambrosio aveva presentato ricorso: chiuso l’ufficio di manager al Cra, potrebbe voler rioccupare la sua poltrona in via XX Settembre, dove non c’è tuttora un atto formale di sospensione dall’incarico. È vero che, al momento, con la notizia della prima condanna fresca di qualche giorno, si esclude solennemente l’eventualità, ricordando che su di lui «è in corso anche un’indagine disciplinare». Tuttavia “Centurione” è autorizzato a pensare positivo anche dalla recente sentenza della Cassazione, portata a casa dal difensore Paola Balducci.
Deluso e amareggiato per la condanna, Ambrosio si è detto comunque fiducioso “che i giudici di appello riconosceranno la mia totale assoluta innocenza restituendomi la limpidezza del mio comportamento di manager pubblico da 25 anni che questa sentenza per il momento mette in dubbio agli occhi dell’opinione pubblica”. Fiducia ben riposta dal momento che la sua poltrona è ancora “prenotata” a suo nome al ministero.
Secondo la Procura che a dicembre 2012 fece arrestare Ambrosio, era a capo di un gruppo di funzionari ministeriali che avrebbero agevolato la concessione di contributi pubblici, contratti ed altro ad imprenditori in cambio di varie utilità come vacanze, oggetti d’arredamento ed altro.
Ilaria Sacchettoni annota in conclusione:
le intercettazioni hanno decodificato il vero significato del termine “bufale“, che così di frequente ricorreva tra Ambrosio e sodali. Si tratta del compenso pattuito per i favori distribuiti.
