”Mi sono chiesto perchè abbia lucidamente scelto una morte così violenta. Purtroppo non sempre un medico riesce a lenire la sofferenza di un paziente e in questo caso la condizione terminale doveva risultare insopportabile”. Così l’oncologo ed ex ministro della Sanità Umberto Veronesi commenta la morte di Mario Monicelli in un’ intervista al Mattino, definendo ”condivisibile” il dubbio di chi pensa che se in Italia fosse stata legale l’eutanasia, il regista sarebbe morto in modo più dignitoso.
”Come pensatore laico e difensore dei diritti del malato – aggiunge -, la mia riflessione è: se è ormai da tutti accettato che ognuno di noi, in ogni circostanza, ha il diritto di non soffrire, perchè questo diritto non deve valere nella fase terminale della malattia, proprio quando la sofferenza può essere più intensa?”.
Nella realtà, prosegue, ”per i familiari e per i medici accettare di mettere fine alla vita, per quanto dolorosa o indignitosa, di una persona che si ama è comunque tutt’altro che ridicolo: è una decisione tragica. Ciò che sostiene il medico dal punto di vista deontologico e i familiari dal punto di vista affettivo è la volontà della persona e il rispetto per il suo pensiero. Per questo è importante che questa volontà sia sempre chiara e lucidamente espressa”.
