ROMA – È successo poco prima della mezzanotte di venerdì 6 giugno: un borseggiatore moldavo di 55 anni è morto nella fermata della metro A di Piazza Vittorio. L’uomo è stato trovato agonizzante nel tunnel che dai tornelli della metro porta all’uscita in strada, riverso per terra in una pozza di sangue, con un oggetto rigido accanto, una plafoniera di quelle su cui vengono poggiati gli estintori: una scena che ha fatto pensare a un pestaggio.
Il moldavo, morto prima che l’ambulanza arrivasse al pronto soccorso del policlinico Umberto I, aveva appena rubato un portafoglio – insieme a un complice – ad una coppia di tedeschi. I ladri sono stati inseguiti dalle vittime del furto e da altri passeggeri, non si sa se amici della coppia o estranei a caccia di “giustizia”. Un testimone racconta alla polizia: ho visto che lo picchiavano.
Un quadro che delinea l’ipotesi della vendetta: la notizia rimbalza su internet e sui social network, dove c’è chi applaude alle botte e lascia commenti violenti e razzisti.
Quello dei borseggi è uno dei problemi endemici della Capitale in particolare su mezzi pubblici, bus e metropolitane. Solo a partire da gennaio, carabinieri e polizia hanno arrestato nella Capitale 600 borseggiatori, a cui si aggiungono una cinquantina di scippatori. I luoghi preferiti per commettere questi furti sono metropolitane e autobus, soprattutto le linee dirette al centro storico e al Vaticano. E la rabbia monta, non solo tra i passeggeri esausti, ma anche con accenti xenofobi sui social network. “Sono contento che non sia un pestaggio, così posso illudermi che esista una giustizia divina”, il sarcasmo di un utente twitter. Al post di “Roma fa schifo”, che paragona la Capitale a Ciudad Juarez (cittadina messicana tra le più pericolose al mondo), seguono decine di messaggi violenti. “C’era da aspettarselo (il pestaggio, ndr) – si legge su uno di questi – e se parte la moda, sono c…i amari”. “Accogliamoli a braccia aperte ancora”, chiosa ironico un altro utente.
Le telecamere di sorveglianza mostrano due uomini uscire dal convoglio della metro a passo svelto, diretti alle scale mobili, inseguiti subito dopo da quattro persone che si agitano come chi ha appena subito un borseggio. Fra le scale mobili e la scena successiva c’è un buco di spazio e di tempo. Non si sa cos’è successo nella zona non coperta da telecamere. Si sa che nelle immagini successive si vede un uomo da solo cadere faccia a terra. Ne arriva un altro, probabilmente il complice, che si ferma, guarda il corpo e poi se ne va. Passano pochi attimi e si vede un inseguitore: anche lui sosta un attimo davanti al moldavo riverso per poi riprendere la caccia al complice.
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Cos’è successo? Un giovane testimone racconta: ho sentito gridare “fermate quell’uomo, non trovo il portafoglio” poi ho “visto un uomo davanti a me tirare fuori dalle tasche gli occhiali e delle chiavi e poi lasciar cadere a terra un portafoglio”. La coppia derubata ha insomma recuperato quasi subito il portafoglio, mentre il moldavo poi morto e il suo complice “con una camicia bianca” fuggivano verso i tornelli della metro. Ma la donna (della coppia) ha gridato “è coinvolto anche lui, prendete anche lui”. Poi si è avvicinata al gabbiotto dove ci sono i dipendenti Atac e la vigilanza, chiedendo di intervenire. Un secondo dopo il testimone ha visto il borseggiatore moldavo “per terra, respirava a fatica e aveva il sangue che gli usciva dall’orecchio”.
Un altro testimone ha visto il ladro sulle scale mobili, ma avendole prese prima e salendole con meno fretta, non ha assistito né al borseggio né ai secondi immediatamente precedenti la caduta del moldavo. Ha potuto vedere solo un giovane, probabilmente dell’est, provare un massaggio cardiaco sull’uomo riverso per terra. E secondo un conoscente del moldavo defunto l’uomo soffriva di cuore.
Ed è stata proprio l’autopsia a certificare che il borseggiatore è morto per un infarto. Sul corpo non ci sono segni di aggressione e la ferita al sopracciglio è compatibile con una caduta di faccia.
Ma c’è una ferita dietro l’orecchio che non si spiega: così l’ipotesi della morte violenta resta ancora aperta, così come resta il “buco” nelle riprese delle telecamere di sorveglianza una distanza di dieci metri che il moldavo potrebbe aver coperto in 7 secondi se andava di corsa e in 12 secondi se camminava a passo svelto, come hanno cronometrato Federica Angeli e Giuseppe Scarpa di Repubblica. Bisogna capire quanti secondi sono trascorsi fra le riprese della prima telecamera in cui si vede l’uomo allontanarsi e le riprese della seconda in cui si accascia e muore. Se superano abbondantemente i 12 secondi, ci sarebbe tutto il tempo per un colpo alla nuca, che spiegherebbe anche perché la ferita dietro l’orecchio. Un colpo inferto con un oggetto che potrebbe essere anche la plafoniera sporca di sangue trovata accanto al corpo dell’uomo.
Non aiuta le indagini il fatto che si sono perse le tracce dei due tedeschi e delle altre persone che erano con loro.





