BELLUNO, 31 AGO – ''Ancora una volta è accaduto l'imponderabile. Si può parlare di eccessivo altruismo, di fatalità. Si scatenerà la bagarre mediatica, comprensibile, per certi aspetti. Sta di fatto che abbiamo perso due compagnì'.
E' pezzo d'uomo, ma ha la voce che gli trema Fabio 'Rufus' Bristot, il capo del Soccorso Alpino del Veneto, mentre risponde ai giornalisti che gli chiedono di spiegare ciò che non è spiegabile: perchè ancora una volta dei volontari sono morti per salvare altre vite.
E' il secondo terribile lutto che colpisce i soccorritori bellunesi in due anni: nell'agosto 2009 4 uomini del Soccorso alpino morirono precipitando con l'elicottero 'Falcò a Rio Gere, sopra Cortina d'Ampezzo, mentre perlustravano la montagna sempre dopo una grande frana.
''Intervenire in questi casi – prosegue Bristot -, fa parte dello spirito che soltanto chi vive la montagna conosce. Purtroppo è accaduta una fatalità: un crollo importante, stimato in 2.500 metri cubi di roccia, che ha trascinato i nostri compagnì'.
''E' crollata la montagna, e loro c'erano dentrò' dice Roberto De Rocco, del Soccorso alpino della Val di Zoldo. ''Era il momento e, purtroppo – prosegue -, c'era lì qualcuno di noì'.
''Questo tracciato – spiega Cesare Masarei, capo stazione Cnsas della Val Fiorentina – è una grande via alpinistica d'ambiente, sulla parete nord del Pelmo, in un ambiente non particolarmente rischioso. Purtroppo si è verificata questa circostanza, un distacco del tutto naturale di rocce. Questa è la sfortuna, la più nera".