Nascita, crescita e morte di una bufala che aveva dato in mano ai becchini Bruno Pizzul. La voce del calcio italiano ha smesso di parlare per 22 minuti, da quando cioè il “Giornale del Friuli libero” ha messo in rete la notizia della sua (falsa) morte. Il quotidiano aveva scovato su Facebook l’informazione: all’1,34 del mattino gli internauti avevano creato un gruppo ad hoc “ADDIO BRUNO PIZZUL”.
La prima a piangere il telecronista sportivo è Marica La Bella che scrive: «Addio Bruno… sei stato la voce del calcio italiano rimarrai per sempre nei nostri cuori». Con la notte anche le commemorazioni per Pizzul si arrestano, ma dalle 9:45 ricomincia il tam tam in rete dei suoi fan, sconvolti dal decesso.
Circa un’ora dopo la redazione del “Sfuei dal Friul Libar” pubblica un post con la notizia “Mandi Bruno. Se ne è andato Pizzul, a soli 71 anni” e in pochi minuti i motori l’hanno già indicizzata. Wikipedia ha aggiornato la sua pagina sul Bruno nazionale e spuntano persino i testimoni.
Peccato però che la grande indiscrezione è un puro falso. Pizzul è vivo e vegeto: è stato costretto a spegnere il telefonino perché nel giro di mezz’ora continuava a squillare senza tregua. A tanti amici, giornalisti e parenti, alla domanda “Morto davvero?” ha dovuto rispondere: «Macché, altro che morto. Ridiamoci su».
Questo è il potere di internet, uno dei pochi luoghi in cui la verità ha le gambe lunghissime.