MILANO, 4 DIC – Non è morto in seguito a una rapina Francesco Tatoli, sessantacinquenne di Cerignola deceduto per arresto cardiaco nella stazione De Angeli della M1, la metro rossa di Milano. Lo dicono le immagini delle telecamere dell’Atm, nelle quali non si vede mai un contatto fra i quattro romeni (dei quali tre poi fermati) e Tatoli.
Le immagini, riferisce Atm, mostrano Tatoli che, sceso da un treno, sta salendo le scale per uscire quando improvvisamente si mette a correre. Gli agenti della Polmetro si accorgono di qualcosa di strano e anche loro si precipitano dietro l’uomo e altre persone che gli corrono accanto. Pochi metri e l’uomo si accascia.
La ricostruzione di quanto accaduto nella stazione di De Angeli, una fermata semicentrale della Linea 1, è piena di lacune. Una cosa è certa: il passeggero era in piedi e inveiva contro i romeni quando gli agenti hanno cominciato a rincorrerli, e solo quando sono tornati verso di lui – perché i fuggitivi si erano dileguati – si è accasciato perdendo rapidamente i sensi.
Dopo i primi accertamenti della Polizia si è compreso che il 65enne è stato avvicinato appena dopo che i due agenti erano scesi da un convoglio cominciando un giro di ispezione nel mezzanino. Sono stati proprio loro, infatti, a udire le urla dell’uomo e immediatamente sono corsi nella direzione da cui provenivano, pochi metri dopo i tornelli di uscita. Appena arrivati in cima alle scale che portano all’atrio hanno visto tre persone allontanarsi verso le uscite e le hanno inseguite.
Altre immagini delle telecamere dell’Atm mostrano Tatoli che, sceso da un treno, sta salendo le scale per uscire quando improvvisamente comincia ad agitarsi. Gli agenti della Polmetro si accorgono di qualcosa di strano e si precipitano verso l’uomo e poi dietro altre persone che stanno correndo. Quando i due agenti tornano indietro per chiedere a Francesco Tatoli che cosa fosse successo, l’uomo gli si è accasciato davanti cadendo e battendo la testa. A terra, forse colto da un malore, non è riuscito a proferire nulla e il 118, una volta sul posto, ha iniziato le manovre di rianimazione per poi trasportarlo in ospedale d’urgenza, senza riuscirvi perché il paziente è deceduto prima di giungere al pronto soccorso. Gli investigatori, durante i primi rilievi, non hanno notato evidenti segni di violenza come ecchimosi, ferite o vestiti strappati e il ferito aveva ancora con sé il suo portafogli.
I TRE ROMENI. Sono poi stati identificati e rilasciati dopo una serie di accertamenti tre dei quattro giovani che si trovavano intorno a Tatoli, morto dopo aver litigato con loro.
Si tratta di tre romeni, incensurati, e loro carico non è stata formulata alcuna ipotesi di reato. I tre sono stati individuati in serata in zona Pergolesi e portati in questura.
I tre, sentiti a lungo, avrebbero detto di non sapere perché ce l’avesse con loro. Un’affermazione sulla quale gli agenti hanno qualche perplessità, ma dopo un’attenta visione dei filmati è certo che i quattro (uno è ancora da sentire) non hanno mai avuto alcun contatto con l’altro passeggero. Insomma, non solo non si è verificata alcuna aggressione, ma i romeni non hanno mai cercato di mettergli le mani nelle tasche o altrove. Almeno in quei frangenti.
Qualcosa potrebbe essere avvenuto prima, però, dato che i due agenti della Polmetro che hanno inseguito i quattro e soccorso l’uomo (poi deceduto prima di arrivare in ospedale) erano scesi alla fermata di De Angeli proprio perché erano stati segnalati più volte dei borseggi. E in questo senso, forse, che andrebbe rivista la frase urlata dall’uomo prima di accasciarsi che verosimilmente potrebbe essere stata “smettete di mettere le mani nelle tasche (della gente, Ndr)”. Il 65enne probabilmente era convinto che i tre ‘adocchiassero’ i passeggeri ma nulla, al momento, può confermarlo.
NESSUNO SI È ACCORTO DEL DRAMMA. In pochi sia tra i passeggeri della metropolitana che tra i titolari dei negozi che si trovano nel mezzanino si sarebbero accorti del dramma di Tatoli. “Non abbiamo visto nulla”, hanno risposto il cinese che gestisce un bar e i nigeriani che vendono videocassette. In una delle gallerie che portano all’esterno, quella verso via Trivulzio, un tunnel poco frequentato, sono rimaste per terra le tracce dei primi soccorsi dati all’uomo, come gli elettrodi usati nel tentativo di rianimarlo.
Sia durante le operazioni di soccorso che nelle ore successive dei rilievi e delle indagini, la circolazione dei treni non è mai stata interrotta.

