Mutande, trombe e tovaglie in piazza: lotta dura senza paura contro...coronavirus? (Nella foto Ansa, la protesta con tromba e tovaglie)
A nome di bar, gelaterie, pasticcerie, ristoranti, teatri, cinema, palestre, piscine e centri sportivi va in scena e si organizza una protesta creativa. Mutande, trombe, tovaglie…Fantasia alla lotta. Secondo le modalità e le movenze di una vertenza sindacale, di una campagna di scontro sociale, di uno sciopero. Lotta dura, senza paura e con molta fantasia nella sceneggiatura. Ma la contro parte chi è, coronavirus?
Impegnate e pugnaci lavoratrici di qualche settore colpito da limiti e chiusure si possono vedere in piazza, in video e in foto mentre mostrano le mutande e aggiungono e sottolineano: ci avete tolto pure quelle. A chi però lo mostrano lo striscione mutanda anzi le mutande striscione? L’interlocutore, la contro parte che chiude o limita le loro attività si chiama coronavirus ed è assai dubbio si smuova o si turbi per quelle mutande mostrate. Avesse pensiero per pensare, coronavirus penserebbe: strani questi umani. E proseguirebbe il suo fare.
La tromba da suonare in piazza, il trombettiere dolente nelle note del silenzio. Punto drammatico della colonna sonora della protesta. Ma per chi suona quella tromba, chi dovrebbe ascoltarla e vergognarsi, pentirsi per il dolore e il danno che infligge, dolore e danno di cui quella tromba è la voce? La tromba suona per le orecchie di coronavirus, ma il virus non ha orecchie. E, se le avesse, è assai dubbio percepirebbe suoni umani.
Mettere le tovaglie che non sono più a sera sui tavoli dei ristoranti e dei luoghi della ristorazione, metterle sui marciapiedi a memento e denuncia di un non lavoro forzato. Un picchetto di tovaglie. Un picchetto per non far passare chi? Chi dovrebbe cedere e trattare dopo aver visto le tovaglie sui marciapiedi? Coronavirus dovrebbe piegarsi di fronte alla forza della contro parte umana.
Coronavirus, avesse occhi, mani, orecchie e pensiero resterebbe indifferente di fronte a queste manifestazioni di umani in lotta dura e senza paura. Indifferente così come indifferenti son sempre stati il sole o la pioggia, i terremoti e le piene o le magre dei fiumi, i venti e i mari di fronte alle invocazioni e maledizioni degli umani. Perché in fondo sempre lì siamo, anche se in versione punto 4 o punto 5, anche se in confezione populista
Sempre lì siamo, alla danza della pioggia. Agli scongiuri e ai riti pubblici contro la carestia. Sempre lì siamo: esporre mutande, suonare trombe, stendere tovaglie e ogni altra liturgia di piazza e di protesta come atti, gesti e posture a spaventare gli spiriti maligni. Non c’è vertenza, non c’è contro parte sociale, non c’è lotta dura e neanche senza paura. Coronavirus e suo figlio Covid sono quelli che ti chiudono il bar, il ristorante, la palestra e le tue mutande, trombe e tovaglie li smuovono tanto quanto un tuo soffio smuove le stelle. Un popolo, anche di ristoratori o di personal trainer, dovrebbe capirlo. Ma la danza della pioggia piace e consola e sfoga più, molto di più di quanto non faccia un pensare e capire.