ROMA – Chi si è salvato dice soprattutto che la scena è stata simile al Titanic, a quella sequenza da brividi vista e rivista mille volte nel kolossal di Hollywood. ”Abbiamo vissuto scene da apocalisse. C’è stato un forte stridio seguito da un botto e, nel ristorante, solo volati piatti e bicchieri”. E’ una delle voci dalla nave Concordia, uno dei testimoni del naufragio della nave da crociera all’Isola del Giglio. Il maresciallo dei carabinieri, Giuseppe Romanò, 57 anni, racconta quanto accaduto a bordo: ”In tutta questa scena da apocalisse abbiamo visto poco personale di bordo ed abbiamo cercato di fare tutto da soli”.
Romanò ha ricevuto dai figli il regalo della crociera dopo che nelle settimane scorse è deceduta sua madre. ”I miei ragazzi – ha aggiunto – mi hanno regalato questo viaggio per farmi trovare un poco di serenità dopo che nelle settimane scorse è morta mia madre. Proprio per questo motivo ero da solo in viaggio”. Il naufrago ha deciso di rientrare a Paola utilizzando il treno. ”Voglio rientrare il prima possibile – ha proseguito Romanò – dalla mia famiglia per riabbracciare tutti i miei cari. E’ stata una situazione bruttissima ed ora avverto la stanchezza fisica perché a bordo della nave ho fatto di tutto per mettere in salvo il maggior numero di persone”.
Il maresciallo dei carabinieri e’ originario di Paola, nel cosentino, ma presta servizio al Comando provinciale di Cosenza. ”Dopo il primo botto – ha ricordato Romanò – il personale di bordo della nave ci ha detto che si trattava di un guasto e che dovevamo stare tranquilli. Ci siamo resi conto che c’è stata una manovra e poi abbiamo sentito un secondo botto e ritengo che in quell’istante lo scafo ha urtato nuovamente gli scogli. Poi è andata via la luce ed il personale di bordo, finalmente, ci ha detto cosa era successo”. ”Un ufficiale della nave – ha concluso – mi ha chiesto di aiutare le persone. Subito dopo, con altri uomini, mi sono dato da fare per portare via il maggior numero di persone”.
Quando i passeggeri della nave Costa Concordia si sono trovati stipati sulla scialuppa di salvataggio, i genitori dei bambini li hanno issati in alto per evitare che rimanessero schiacciati dalla ressa. E’ una delle immagini più drammatiche dell’incidente. Molti bambini piangevano. Grande è stata l’angoscia sia da parte dei genitori, sia da parte degli altri passeggeri anche considerando il fatto che alcune scialuppe si sono semirovesciate quando venivano calate in mare. I genitori hanno tenuto in braccio i bimbi alzandoli finché le scialuppe non hanno raggiunto l’isola del Giglio. Uno sforzo che ha li stremati ulteriormente.
”Gente che si tuffava in mare, disabili e bambini che a fatica sono riusciti a salire sulle scialuppe di salvataggio. Siamo scioccati per quello che è successo, moralmente siamo a pezzi”. E’ uno dei passaggi più drammatici del racconto di Valentino De Ascentis, di San Benedetto dei Marsi (L’Aquila). De Ascentis era salito sulla Costa Concordia a Civitavecchia insieme alla fidanzata, Mariangela Di Genova, da sole due ore. I due sono salvi per miracolo. ”Alle 19 ci siamo imbarcati, alle 21 è successo il finimondo – racconta con chiari segni dello choc nella voce – In quel momento ci trovavamo al ristorante. All’improvviso abbiamo sentito uno scossone, i piatti e i bicchieri hanno iniziato letteralmente a volare. La nave ha cominciato a inclinarsi, prima sul fianco sinistro, poi sul destro”.
”Ci siamo precipitati sulla terrazza della nave e siamo saliti sulla scialuppa – prosegue con la voce rotta – C’erano disabili, bambini. Intanto alcune persone, prese dal panico, si sono gettate in mare”. A far paura, anche il black out e le luci che sono andate via. ”La nave si è spenta piano piano. Per fortuna noi eravamo già arrivati sull’isola del Giglio quando tutte le luci della nave si sono spente completamente. Gli abitanti del posto ci hanno dato delle coperte, faceva tanto freddo e noi non indossavamo vestiti pesanti, io avevo solo la camicia. Sono stati gentilissimi e ci hanno aiutato tanto”.
De Ascentis spiega che i soccorsi sono stati ostacolati dal fatto che le scialuppe di salvataggio che si trovavano sul fianco destro, sul quale la nave si è inclinata, non erano utilizzabili. ”I soccorsi sono ancora in corso – continua Valentino – C’era tantissima gente sulla nave, eravamo più di 4.500 persone. Ora stiamo tornando a casa, i nostri genitori ci sono venuti a prendere questa mattina. E pensare che era la nostra prima volta su una nave da crociera”.
”E’ stato allucinante. Nessuno ci diceva nulla e il personale straniero urlava per il panico tra di loro. Abbiamo preso da soli i giubbotti salvagente rompendo le vetrine nei corridoi. E siccome erano pochi ce li rubavamo tra noi”. Questa una testimonianza di una crocerista di Aprilia (Latina), Antonietta Simboli, raccontando l’emergenza della nave Costa Concordia. ”Mentre eravamo a cena, stavamo mangiando il primo, sono volati piatti e bicchieri all’improvviso, poi è andata via la luce più volte. Poi siamo caduti l’uno addosso all’altro e la gente si calpestava e la gente camminava sopra altra gente con la nave che andava sottosopra”.
La stessa turista ha riferito che ”i pochi giubbotti disponibili erano per bambini e non per persone adulte”. ”Ora – prosegue il racconto della donna – sto cercando di contattare un’amica che era con me e non so più dove sia. Il suo telefono squilla a vuoto ma lei non risponde”. Un problema, secondo la turista, è stato il fatto che ”gran parte del personale non parlava italiano e non sapeva cosa fare né ovviamente ci dava indicazioni”.
