
ROMA – ‘Ndrangheta, il vescovo: “Aboliamo il padrino del battesimo in Calabria”. Il vescovo di Reggio Calabria Giuseppe Fiorini Morosini ha proposto al Papa di sospendere i “padrinaggi” nei sacramenti di battesimo e cresima nelle diocesi calabresi e per un periodo di tempo da stabilire (anche 10 anni). La clamorosa cancellazione, sia pure a tempo e circoscritta alle zone ad alta densità mafiosa, ha infatti proprio l’intento di separare ciò che i terra di ‘ndrangheta è andato confondendosi, ovvero il ruolo di “guida spirituale” affidato anche a un amico di famiglia non consanguineo con l’atavica pratica del “comparaggio”. Dove per compare e padrino si intendono il mallevadore, il garante dell’ingresso di nuovi affiliati all’interno delle famiglie mafiose, delle ‘ndrine, del clan (e a parte ogni suggestione da “padrino” cinematografico tipo Don Corleone).
Ricorda Attilio Bolzoni su Repubblica, che in Aspromonte, fino a qualche tempo fa, il padrino prescelto, nel giorno del battesimo, baciava il neonato e collocava nella culla un coltello: una specie di barbaro test per cui se il bambino rivolgeva il capo verso il coltello era buon segno, al contrario voleva dire “sbirro”, un marchio d’infamia. Il vescovo che dice basta ai padrini con tanto di avallo spirituale ecclesiastico spezza un vincolo di ambiguità, un retaggio di appartenenza cui la Chiesa non può offrire riparo spirituale: una scelta pragmatica di contrasto alle mafie, qui ed ora, dove è necessario. Dichiara, infatti, il vescovo Morosini:
Più che di lotta alla criminalità parlerei di contrasto alla ‘ndrangheta. Questa è fondata su rapporti familiari, che spesso vengono allargati e irrobustiti attraverso il “comparaggio”, cioè attraverso i padrini dei sacramenti del battesimo e della cresima. Il provvedimento che ho richiesto mira ad impedire questo allargamento che, nella prospettiva mafiosa, è fondamentale. Perciò sospendendo la figura dei padrini la pratica del “comparaggio” verrebbe colpita in modo non indifferente. (La Repubblica)
