REGGIO CALABRIA, 23 LUG – Un negoziante che prestava denaro a tassi usurai variabili dal 400 al 1.200%, F.G., di 48 anni, e' stato arrestato dai finanzieri del Gruppo di Reggio Calabria in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip Cinzia Barilla' su richiesta del pm Stefano Musolino.
Contestualmente i finanzieri hanno notificato ad un'altra persona, S.G., di 47 anni, la misura cautelare dell'obbligo di dimora nel capoluogo reggino ed hanno denunciato in stato di liberta' S.A., di 55 anni e suo nipote S.S., di 37.
L'inchiesta ha permesso di accertare che F.G., tra l'altro, aveva fatto prestiti ad usura ad S.G. a sua volta piccolo usuraio. Le indagini sono partite a settembre del 2009 dalle dichiarazioni di una donna, madre separata di quattro figli. La donna si e' presentata alla guardia di finanza per chiarire la sua posizione in merito al trasferimento di alcuni assegni finiti nella disponibilita' di S.G. dal quale aveva ricevuto in prestito piccole somme di denaro di cui l'uomo pretendeva la restituzione con tassi usurai.
Proprio mentre si trovava nella caserma della finanza, la donna aveva ricevuto una telefonata da S.G., ascoltata anche da finanzieri, nel corso della quale l'uomo pretendeva la restituzione del denaro sostenendo di essere a sua volta costretto da altri creditori a restituire altro denaro.
Dalle indagini e' emerso anche che F.G. aveva preteso di accettare pagamenti dilazionati sino al 2019 e per mettere pressione sulla debitrice, l'aveva minacciata di portarle via la casa della nonna e l'autovettura.
Le intercettazioni sui telefoni degli indagati e delle due donne ha permesso ai finanzieri di delineare un quadro dal quale e' emerso il ruolo di piccolo usuraio di S.G. il quale, a sua volta, era sottoposto ad usura da soggetti di ben altro spessore e caratura criminale e per cifre consistenti che si aggiravano nell'ordine delle decine di migliaia di euro. S.G. era anche sottoposto a minacce, tanto che spesso non usciva di casa per giorni.
Secondo quanto emerso dalle indagini i gruppi di creditori erano due, con S.A e S.S. da una parte e F.G. dall'altra, che costringevano S.G. a recuperare liquidita' anche con documentazione falsa per ottenere accesso al credito.