ROMA, 12 NOV – Un caso ''eccezionale, che va valutato attentamente''. Cosi' gli esperti commentano l'appello del padre veronese che vorrebbe donare gli organi del figlio nato a 37 settimane e cerebralmente morto ma il cui decesso non puo' ancora essere accertato dalla legge, che pone a 38 settimane il termine minimo per tale accertamento. Un eventuale espianto d'organi non e' escludibile a priori, sottolineano i medici, anche se si tratterebbe di un'eventualita' complessa.
''Casi come questo – afferma il direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt) Alessandro Nanni Costa – sono molto rari. Trattandosi di neonati, la situazione va valutata volta per volta e le procedure non sono facili. Ovviamente, nel caso in cui si potesse procedere all'espianto di organi, questi sarebbero da utilizzarsi solo su altri neonati. Al momento – prosegue Costa – non mi risulta vi siano neonati in lista di attesa per un trapianto, ma il caso va valutato nel momento in cui si dovesse effettivamente verificare la disponibilita' all'espianto''. In linea generale, rileva l'esperto, ''la sofferenza cerebrale subita dal neonato non sarebbe di per se' un impedimento per l'espianto d'organi, ma il punto chiave resta naturalmente l'accertamento di morte cerebrale; solo dopo tale accertamento si potra' fare una effettiva valutazione sulla trapiantabilita'''.
Quanto agli organi, precisa Costa, ''a 38 settimane molti non sono ancora sviluppati, ma potrebbe essere prelevato il cuore, che e' l'organo a quest'epoca piu' formato''. Ad ogni modo, conclude il direttore del Cnt, ''anche se molto rari, i trapianti di organi da neonato non sono escludibili a priori''. La legge italiana, sottolinea inoltre il direttore della Terapia intensiva neurochirurgica dell'azienda ospedaliera universitaria di Verona, Francesco Procaccio, ''prevede che l' accertamento di morte non possa essere fatto se la nascita non e' avvenuta dopo le 38 settimane e se non sono comunque trascorsi 7 giorni dalla nascita stessa''. Ma, al di la' dei limiti di legge, ''ritengo – afferma Procaccio – che la donazione degli organi in una situazione clinica di questo tipo rappresenti un caso 'al limite', anche perche' molti organi non sono ancora abbastanza sviluppati''. L'appello da parte del padre di Verona, conclude lo specialista, ''e' comprensibile, ma credo che sia un'ipotesi clinica difficile da realizzare''.
