ROMA – ''Ho tanta paura. Dopo la gambizzazione avvenuta nello scorso febbraio arrivarono delle lettere di minacce''. Lo ha dichiarato nel pomeriggio agli inquirenti, secondo quanto si e' appreso, Paola Petti, compagna di Flavio Fimmi, l'uomo di 33 anni ucciso ieri mattina a Roma nel quartiere Prati.
Nel corso dell'audizione tenutasi nell'ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, alla presenza del sostituto Maria Cristina Palaia e del responsabile della squadra mobile Vittorio Rizzi, la donna, testimone dell'agguato, avrebbe detto di non essere in grado di ipotizzare chi volesse la morte del compagno.
Paola Petti ha ricostruito la dinamica dei fatti : in particolare, ha dichiarato che il compagno, notato che una gomma della sua Ford Ka era bucata, ha tentato di spostare la macchina parcheggiata in via Riccardo Grazioli Lante.
Improvvisamente – ha aggiunto – sono arrivati i killer, con il volto coperto da caschi, a bordo di una motocicletta scura e quindi sono partiti i colpi di pistola. La donna ha ricordato che Fimmi lavorava nella gioielleria di famiglia di fronte alla quale, 5 mesi fa, fu colpito alle gambe da persone rimaste sconosciute.
Gli inquirenti stanno ora passando al setaccio la vita della vittima nel tentativo di risalire ai sicari. Non ha trovato conferma, in ambienti di piazzale Clodio, l'indiscrezione circolata in giornata secondo la quale Fimmi, recentemente, avrebbe chiesto protezione ad un noto boss della banda della Magliana.