Omicidio Francesca Benetti, Antonino Bilella tace: ma il sangue nella sua auto..

Omicidio Francesca Benetti, Antonino Bilella tace: ma il sangue nella sua auto..

ROMA – E’ accusato di aver ucciso Francesca Benetti,  vedova di 55 anni di Cologno Monzese ed è accusato di aver fatto sparire il corpo. Ma lui, Antonino Bilella, 69 anni, agricoltore proveniente dalla Sicilia e custode nella casa in Maremma dove la vittima trascorreva l’estate, tace. Davanti ai magistrati si avvale della facoltà di non rispondere e la situazione, in attesa che il gip di Grosseto Valeria Montesarchio decida se convalidare l’arresto come chiede il pm, o lasciarlo andare, come chiedono i suoi difensori, è di stallo.

In mezzo due versioni dei fatti completamente diverse. La difesa di Bilella fa il suo lavoro e sostiene che l’agricoltore va liberato subito: “Non ci sono i presupposti di legge – la dichiarazione dell’avvocato Francesca Carnicelli – perché rimanga in carcere. Bilella ha detto di conoscere bene la signora perché c’era un normale rapporto di lavoro. Era il custode e gli era stato anche chiesto di mettere nella tenuta degli animali. Il loro rapporto non era di amicizia, ma cordiale e soprattutto non c’erano mai stati rapporti intimi”.

Carabinieri e procura, però, elementi alla mano restano assolutamente certi della colpevolezza del custode. Tutto sulla base di indizi per loro eloquenti: tracce di sangue nell’auto usata dal custode, tracce di sangue lavato con uno straccio al pavimento del primo piano della casa estiva della vedova.

Intanto sul Corriere della Sera Marco Gasperetti arricchisce la vicenda di nuovi dettagli:

Bilella, origini siciliane, anni passati a Torino e poi un lavoro come fattore a Villa Adua, la residenza estiva della signora Benetti e dei figli entrambi studenti di Ingegneria a Milano, era un esperto di caccia e coltelli. Gli investigatori hanno scoperto che si divertiva a sgozzare i cinghiali che catturava con le trappole nella boscaglia. E un giorno con la signora Francesca, la padrona di casa, si era vantato di aver squarciato una scrofa incinta e di aver estratto i feti ancora vivi. Forse, sospettano gli investigatori, il rude contadino siciliano aveva deciso di raccontarle quel fatto per intimorirla e convincerla ad accettare le continue e inquietanti avances. Lei ne era rimasta inorridita. Pochi giorni dopo sarebbe sparita per sempre. Massacrata, probabilmente a coltellate, e poi sepolta in uno dei tanti luoghi impenetrabili della Maremma.

Published by
Emiliano Condò