MILANO, 27 FEB – ''Mi prendo le mie responsabilita' per la scelta che ho fatto riguardo all'imputazione, assunta con serenita', serieta' e motivata''. Cosi' il pm di Milano Marcello Tatangelo ha replicato, davanti ai giudici della prima Corte d'Assise di Milano, al legale della sorella e della madre di Lea Garofalo – la donna calabrese che venne, secondo l'accusa, sequestrata e poi sciolta in 50 chili di acido dall'ex compagno – che lo ha invitato 'con forza' a contestare agli imputati l'aggravante dell'aver agito con modalita' mafiose.
Intanto 'corre' il processo, che vede 'alla sbarra' l'ex compagno di Lea, Carlo Cosco, e altre 5 persone ritenute vicine dagli investigatori a una cosca della 'ndrangheta del Crotonese (imputate a vario titolo per il sequestro e l'omicidio della donna). Dopo la 'battuta d'arresto' del novembre scorso per il cambio del presidente della Corte (Filippo Grisolia diventato capo di gabinetto al Ministero della Giustizia e sostituito da Anna Introini), che aveva suscitato numerose polemiche (a luglio, infatti, scadono i termini di custodia cautelare per gli arrestati), sono state fissate nelle scorse settimane udienze a ritmo serrato. E oggi i giudici, dopo aver respinto le richieste delle difese di sentire ulteriori testi, hanno dichiarato chiuso il dibattimento e fissato la requisitoria per il 26 marzo (il 1 marzo, invece, ci saranno le dichiarazioni spontanee di Carlo Cosco).
