Omicidio Silvano Azzolini, Sonia Ceroni condannata a 30 anni

BOLOGNA, 15 GIU – La Corte d'Assise di Bologna presieduta da Leonardo Grassi ha condannato a 30 anni di reclusione Sonia Ceroni, la fiscalista imputata per il concorso nell'omicidio di Silvano Azzolini, 69 anni, il consulente finanziario con cui divideva l'ufficio, sequestrato l'1 giugno 2009 a Villanova di Castenaso e poi ucciso a botte nella stessa giornata in una casa-prigione a Tredozio, sull'Appennino forlivese, per farsi indicare il luogo dove era custodito un 'tesoro', in realta' inesistente. Condanna all'ergastolo, invece, per un moldavo, Teodor Darie, latitante.
La Corte ha accolto in pieno le richieste del Procuratore aggiunto Valter Giovannini. La fiscalista – come aveva chiesto l'accusa – e' stata condannata con la stessa formula con cui il Gup aveva gia' condannato in abbreviato Flavio Dell'Erba, amministratore di una ditta di pulizie e manutenzione, legato sentimentalmente alla donna: omicidio, non come dolo diretto, ma come morte conseguenza del sequestro. Il movente era stato individuato da Giovannini, nella sua requisitoria alla scorsa udienza, nell'avidita'. Il Procuratore aggiunto aveva considerato attendibili le dichiarazioni di Giuseppe Corcione, piccolo imprenditore edile, e di un moldavo, pure loro condannati in abbreviato e che avevano chiamato in causa la fiscalista.
Per Darie, su cui pende un mandato di cattura internazionale, Giovannini aveva chiesto l'ergastolo, considerandolo partecipe ''all'azione materiale a Tredozio, quando venne ucciso a botte Azzolini''. Il magistrato dopo la lettura della sentenza, che non ha voluto commentare, ha stretto la mano ai difensori e agli avvocati di parte civile. La fiscalista, che in mattinata aveva assistito alle repliche, non era in aula al momento della sentenza. C'erano alcuni suoi amici che hanno assistito in silenzio alla lettura. Con il rito abbreviato, sono gia' stati condannati a 20 anni Dell'Erba e Corcione e Jorghe Jacob e Serghei Lemnaru, entrambi moldavi.
Secondo quanto venne ricostruito dalle indagini, i balordi che sequestrarono e uccisero Azzolini volevano sapere l'indirizzo, ed avere le chiavi, di un appartamento in Olanda – in realta' forse inesistente – dove trafficanti internazionali dovevano aver nascosto 10 milioni in contanti e 10 kg di cocaina. Dell'appartamento aveva raccontato lo stesso Azzolini, dicendo di averlo saputo da una donna brasiliana con cui aveva una relazione. Avrebbe anche detto di averne le chiavi. La donna non e' mai piu' tornata in Italia. A dare credibilita' all'appartamento olandese, anche il fatto che Corcione un paio di anni prima aveva maneggiato 900.000 euro in contanti avuti in custodia da Azzolini.

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Alberto Francavilla