Omicidio Simmi: pista reciclaggio, killer non stranieri

ROMA, 07 LUG – Criminalita' romana che regola i suoi conti senza chiedere aiuti esterni, senza appaltare sicari dall'estero o da altre regioni. Gli inquirenti al lavoro sull'omicidio di Flavio Simmi, il 33enne trucidato con nove proiettili martedì mattina in una strada del quartiere Prati, cercano di porre i primi paletti ad una indagine che non si preannuncia facile.

Il commando che ha compiuto l'agguato, secondo chi indaga, sarebbe stato composto da personaggi ''autoctoni'' legati alle bande in guerra per la spartizione del territorio. Killer non stranieri quindi, ipotizzano gli inquirenti romani, ne' componenti di associazioni criminali che vengano da fuori Roma. Un omicidio che sembra aver fatto ripiombare Roma negli anni in cui le strade erano, quasi quotidianamente, teatri di agguati o regolamenti di conti. Per questo il sindaco Alemanno ha ottenuto per il 13 luglio un incontro con il ministro degli Interni Maroni mentre il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha proposto una fiaccolata per il 19 luglio. Oggi in Procura sono stati ascoltati dai procuratori aggiunti Giancarlo Capaldo e Pierfilippo Laviani i genitori di Simmi. Un racconto spesso interrotto dalle lacrime: molto provati per quanto avvenuto, i due hanno ricostruito i drammatici ultimi mesi vissuti dal figlio, dopo la gambizzazione avvenuta lo scorso febbraio. "Flavio era scosso, in ansia per la moglie e i figli", avrebbero riferito i due confermando gli episodi di minacce di morte di cui ieri aveva parlato la compagna dell'uomo, Paola Petti.

Gli inquirenti ritengono che Flavio Simmi abbia pagato per qualcosa da lui commesso in passato e, comunque, legato alla sua attivita' lavorativa. La pista di un possibile regolamento di conti legato ad attività illecite come il riciclaggio di denaro è una ipotesi che si fa sempre più spazio in merito al movente dell'omicidio. Gli inquirenti stanno interrogando alcuni pregiudicati e 'personaggi che gravitano nel malaffare'. Sotto la lente di ingrandimento ci sono anche alcuni negozi, gioiellerie e luoghi della Capitale che potrebbero essere coinvolti in un giro che riguarda il mercato nero dell'oro, il riciclaggio e altre attività clandestine.

I pm di piazzale Clodio non sembrano dare molto credito all'ipotesi che il giorno prima dell'agguato Flavio si sia incontrato con Antonio Nicoletti, figlio del presunto boss della Banda della Magliana, per chiedere aiuto e protezione. Circostanza smentita oggi seccamente anche dallo stesso Antonio Nicoletti. Stesso discorso vale per l'ipotesi che dietro l'agguato ci siano soggetti legati alla Banda della Magliana. E negli ambienti investigativi sembra esserci 'scetticismo' anche riguardo all'ipotesi che dietro al delitto possa esserci un movente passionale. In particolare in relazione all'episodio del maggio del 2005 quando la vittima di via Riccardo Grazioli Lande ebbe un incontro sessuale con la moglie di un detenuto che ieri, tra l'altro, è stato ascoltato in questura. "Nove colpi di pistola per un episodio di 'tradimento' di sei anni fa non sono giustificabili", sostengono a Palazzo di Giustizia.

Gli investigatori hanno visionato le immagini delle telecamere a circuito chiuso posizionate in via Riccardo Grazioli Lande che non avrebbero fornito elementi nuovi alle indagini ma solo confermato la dinamica dell'omicidio.

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Emiliano Condò