VITERBO, 09 OTT – Operai in cassa integrazione ma fatturato da pre crisi. Non un miracolo economico ma una colossale frode fiscale: il proprietario dell'Althea, una delle aziende piu' importanti del distretto della ceramica di Civita Castellana, infatti importava e vendeva sanitari made in China. L'azienda e' di fatto ferma da circa tre anni e gli operai, tra i settanta e gli ottanta, in cassa integrazione. Ma il proprietario, secondo quando accertato dai carabinieri di Viterbo e dagli ispettori del ministero del lavoro, aveva messo su un business: importava sanitari dalla Cina, sui quali era stampigliato in modo fraudolento il marchio CE. Una volta arrivati in Italia via mare, attraverso vari porti, tra i quali Napoli e Ancona, i container pieni di water, bidet, vasche da bagno, piatti doccia, venivano trasportati nella fabbrica chiusa e li, su ogni singolo pezzo, veniva applicata l'etichetta della casa. Infine, venivano commercializzati come prodotti a Civita Castellana, quindi made in Italy.
Gli investigatori hanno anche accertato che la frode fruttava guadagni enormi: i sanitari cinesi venivano infatti acquistati a 15 dollari (circa 11 euro) al pezzo e dopo la contraffazione venivano inseriti nei listini a prezzi simili a quelli degli altri marchi (230-250 euro al pezzo). I loro rappresentanti, pero', potevano applicare sconti molto alti e sbaragliare la concorrenza. Nello stesso periodo, l'Inps ha pagato oltre due milioni di cassa integrazione ai dipendenti. Una somma che l'Istituto intende recuperare fino all'ultimo centesimo, compresi gli interessi. I titolari della fabbrica sono stati infatti denunciati per truffa aggravata e continuata ai danni dell'Inps e di frode in commercio.
Stando a quando sta emergendo sul fronte investigativo, sembra che anche altre fabbriche siano coinvolte nella frode in commercio. Si rifornirebbero in nord Africa e in Turchia di sanitari che poi venderebbero come prodotti propri. ''Le aziende che fanno le furbe in un momento cosi' difficile – dice il direttore di Federlazio Viterbo Giuseppe Crea – devono essere punite. Gli atteggiamenti disonesti – aggiunge – creano danni irreparabili a tutto il distretto ceramico viterbese, e alle molte aziende serie che investono in innovazione, design e ricerca di nuovi materiali''. Il direttore di Federlazio sostiene di non aver mai avuto segnalazioni di comportamenti del genere da parte dei suoi assistiti. ''Tuttavia – precisa – che a Civita Castellana ci fosse un fatturato superiore rispetto alla produzione era gia' emerso. Vedremo – conclude – quale sviluppi avra' l'inchiesta''.
Il comparto ceramico di Civita Castellana, il piu' grande del Lazio e uno dei piu' importanti d'Italia, negli ultimi 10 anni, proprio a causa della concorrenza cinese, ha perso oltre duemila posti di lavoro nel settore stoviglieria. I sanitari hanno finora retto, ma negli ultimi tempi hanno fatto un ricorso massiccio alla cassa integrazione, varie fabbriche hanno chiuso e altre rischiano di saltare. ''In una situazione cosi' difficile – dice Miranda Perinelli, segretaria provinciale della Cgil -, comportamenti del genere, se confermati, sono ancora piu' odiosi, perche' lucrano sia sulla pelle dei lavoratori che degli imprenditori onesti. Il danno causato all'immagine del distretto industriale e' incalcolabile – conclude -, spero che le associazioni di categoria tutelino in tutte le sedi i loro associati che stanno spendendo i risparmi di anni di lavoro per salvare le aziende''.