Orlandi: lettera aperta del fratello per "indagare ancora"

ROMA – ''Indagate ancora su mia sorella: il dolore, senza verita' e giustizia, e' ancora piu' atroce e duro da sopportare''. Questo l'appello che Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, la ragazza quindicenne, sparita il 22 giugno del 1983 e mai piu' ritrovata, ha affidato ad una lettera indirizzata al Corriera della Sera.

''In vista dell'ennesimo triste anniversario per me e la mia famiglia, il 28° e in partenza per Londra per verificare l'ultima labile pista – scrive Pietro Orlandi – scrivo nella speranza di scuotere le coscienze. Mia sorella e' stata vittima innocente di un sistema, un intreccio di poteri inconfessabili, che attraverso la ragion di Stato (italiana e vaticana) e i suoi meccanismi omertosi si garantisce la sua sopravvivenza''.

Pietro Orlandi e' in procinto di partire per Londra con una troupe della Rai per verificare le rivelazioni fatte venerdi' scorso da un sedicente ex agente del Sismi sul caso della sorella: secondo l'uomo, che ha telefonato in diretta a un programma della tv RomaUno, Emanuela Orlandi sarebbe ancora viva e segregata in un manicomio della capitale britannica. ''Noi familiari abbiamo diritto di sapere: se Emanuela e' morta, per accertare le responsabilita' (e darle sepoltura); se e' viva (come speriamo) per riabbracciarla – scrive – Le inchieste giudiziarie, ogni volta che si avvicinavano a risultati concreti, hanno sistematicamente registrato uno stop. In Vaticano non hanno mai voluto collaborare in maniera concreta, nonostante ritengo sia un loro dovere morale capire cosa sia successo a una loro cittadina''.

''Formalmente l'inchiesta Orlandi e' ancora aperta sulla cosiddetta 'pista' della banda della Magliana. Ma a balzare agli occhi, in realta', sono solo domande -continua Pietro- Chi furono i mandanti del rapimento di Emanuela? Perche' ci si rifiuta di indagare in tutte le direzioni? Quanti depistaggi, via via che le inchieste passavano da un magistrato all'altro, sono stati messi in atto per allontanarci dalla verita'? Perche', quando mia sorella fu vista vicino Bolzano due mesi dopo la scomparsa assieme a un funzionario del Sismi, le indagini si sono fermate? E ancora: Perche' in tempi recenti si e' tentato di accreditare la pista della Magliana? Attribuire il sequestro e l'omicidio di mia sorella a due illustri defunti (il boss De Pedis e monsignor Marcinkus) temo sia l'ultimo tentativo di insabbiare tutto''.

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Alessandro Avico