NAPOLI, 12 LUG – Il generale Vito Bardi, comandante interregionale della Guardia di Finanza, indagato con l’accusa di avere rivelato notizie coperte dal segreto, è stato interrogato dai pm il 6 giugno scorso e in quella circostanza ha esibito l’appunto sull’inchiesta P4 che gli era stato dato dal comandante regionale e che egli stesso aveva girato al comandante generale e al capo di stato maggiore.
L’appunto contiene in sintesi gli argomenti su cui verte l’inchiesta P4 ed in particolare notizie sul parlamentare del Pdl Alfonso Papa: notizie ancora allo stato embrionale, come i contatti con il ricettatore di orologi Gennaro Giuliani, gli stretti rapporti con il sottufficiale dei carabinieri Enrico la Monica e l’abitudine di fornire a Luigi Bisignani utenze telefoniche intestate a prestanome.
I pm chiedono a Bardi se prima del 19 ottobre 2010 abbia riferito notizie relative all’indagine e al coinvolgimento di politici, in particolare del sottosegretario Gianni Letta. Questa la risposta di Bardi: ”Sicuramente ho riferito al comandante generale e al capo di stato maggiore, di volta in volta, ogni volta che veniva fuori il nome di un personaggio di rilievo istituzionale, ma non ricordo con precisione quando; ricordo sicuramente di aver riferito quando Letta è stato sentito e sicuramente ho riferito dell’intercettazione ambientale intercorsa tra Bisignani e il ministro Prestigiacomo in cui si faceva riferimento a Letta”.
I pm chiedono poi a Bardi se gli risulti che il generale Adinolfi abbia rapporti con personaggi legati al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi; questa la risposta del comandante interregionale delle fiamme gialle: ”Posso solo dire che il generale Adinolfi è molto legato ed è amico di Galliani e che molti anni fa ha prestato servizio a Monza”. Bardi ammette poi di conoscere il giornalista Pippo Marra, che gli è stato presentato proprio da Adinolfi.
Un passaggio molto delicato dell’interrogatorio è quello in cui a Bardi vengono contestate le dichiarazioni dell’altro generale Paolo Poletti, secondo il quale nessuna norma impone agli ufficiali di polizia giudiziaria di informare i propri superiori, peraltro privi della qualifica di ufficiali di pg anche perché ”contrasterebbe con una norma di rango superiore, e cioè con la norma del codice di procedura penale che impone agli ufficiali di pg il segreto”.
Questa la considerazione di Bardi: ”Prendo atto di quanto dichiarato dal generale Poletti, e al riguardo vi rispondo che questa è teoria; nella prassi le cose vanno diversamente”.
In un altro interrogatorio, il 5 maggio, i pm contestano a Bardi le dichiarazioni di Bisignani, secondo il quale Papa ebbe proprio dal comandante interregionale della Gdf la conferma dell’esistenza di un’inchiesta su di lui. Bardi risponde che effettivamente il parlamentare lo contattò più volte intorno al Natale del 2010, ma che lui trovò pretesti per non incontrarlo; successivamente i due si incontrarono per caso alla stazione Termini: ”Facendomi strani discorsi – mette a verbale Bardi – e dicendo di essere preoccupato soprattutto per sua moglie, che poteva scoprire sue eventuali relazioni, mi disse che avrebbe voluto prendere un caffè con me, ma io lasciai cadere il discorso”.
La circostanza riferita ai pm da Milanese, riguardo al colloquio tra Bardi e Spaziante, e’ stata confermata agli inquirenti dallo stesso Spaziante, che pero’ non condivide l’abitudine del collega di riferire nel dettaglio ai superiori notizie sulle inchieste giudiziarie in corso. ”Per quanto mi riguarda – afferma Spaziante – posso dire che io non riferisco nel dettaglio delle indagini fatte da personale da me dipendente al Comando generale. Vado al Comando generale solo quando e’ necessario per riunioni. Posso comunicare l’oggetto delle indagini, ad esempio frodi comunitarie, fatture false, ma mai mi sognerei di dire quali telefoni sono sotto controllo, fossero anche i telefoni di un ministro, o quali sono i singoli soggetti coinvolti o i singoli atti di indagine”. Spaziante ammette poi di aver riferito a Milanese una voce che correva nel Nucleo di polizia tributaria di Milano, del quale in passato il generale e’ stato a capo; una ”voce” secondo la quale ”durante una verifica – credo – a Mediolanum i sottufficiali operanti abbiano trovato un appunto o comunque un documento dal quale sembrerebbe che Mediolanum stessa era stata preavvertita della verifica in oggetto”.