ROMA, 12 LUG – Tremonti disse a Berlusconi che qualcuno lo ”seguiva” e che c’era chi stava cercando delle ”cose” nei suoi confronti per metterlo in difficoltà e contrastare così la sua ”ascesa politica”.
Nell’interrogatorio dello scorso 13 giugno, il parlamentare del Pdl Marco Milanese spiega ai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock quella che i magistrati chiamano la ‘trama’ ai danni del ministro dell’Economia e di cui lo stesso titolare di via XX settembre parla nell’interrogatorio di 4 giorni dopo.
”Ho visto il ministro Tremonti qualche giorno fa – dice Milanese – e mi ha detto che ha avuto uno sfogo con il presidente del Consiglio Berlusconi perché aveva saputo che lui – il ministro – era seguito. O comunque negli ambienti politici si dice che stanno attuando il ‘metodo Boffo’ anche nei suoi confronti, anche utilizzando intercettazioni fatte nei miei confronti per le mie vicissitudini giudiziarie”.
Questo, sostiene Milanese, con un obiettivo preciso: utilizzare ”i miei problemi giudiziari per contrastare l’ascesa politica del ministro Tremonti”. ”Lui – prosegue – mi ha ribadito che ha riferito a Berlusconi che stanno cercando ‘cose’ per metterlo in difficoltà da un punto di vista politico”.
Ma chi è che si sta muovendo? ”Ho capito – afferma Milanese – che faceva riferimento anche alla Guardia di Finanza ed al generale Adinolfi come partecipanti a questo piano ordito nei suoi confronti”.
Il premier, secondo il racconto del deputato del Pdl, ”ha negato che ciò potesse essere vero e che nessuno stava ordendo nei suoi confronti”, ma ”il ministro è convinto che tutto questo sia vero e che tra la questione ci sia anche la nomina del futuro comandante generale della Gdf, dove è il ministro che propone il nominativo del comandante”.
Nel corso dell’interrogatorio i pm chiedono anche a Milanese se vi siano rapporti tra Adinolfi, Letta e la presidenza del Consiglio. ”Sono molto stretti – risponde – c’è un filo diretto con il dottor Letta. Ricordo l’anno scorso che alla festa del compleanno di Adinolfi, quest’ultimo verso mezzanotte lo chiamò direttamente al telefono. C’era anche il ministro Gelmini con il marito, c’era Galliani (Milan), Stefano Grassi (Poste), l’avvocato Fischetti, il professor Cognetti, Lello Pagnozzi, ad di Coni Servizi, il Colaninno padre ed altra gente. Lui mi disse che aveva invitato anche altri ministri. Credo che sia corretto tra i livelli di istituzioni che la presidenza del Consiglio parli con il comandante generale, ma per questioni operative ci sta che interloquisca con gli altri livelli della Gdf, compreso il capo di Stato Maggiore”.
