ROMA – Il Comando generale della Guardia di Finanza non doveva essere informato delle indagini svolte dalla stessa Gdf sulla cosiddetta P4. A sostenerlo, oltre ai pm di Napoli che conducono l'inchiesta, scrive l'Ansa, sono anche alcuni ufficiali di vertice delle stesse Fiamme Gialle che, su questo punto, si contrappongono ai loro colleghi finiti nell'indagine. Che si difendono: ''un conto è la teoria, un conto è la pratica'', dice il generale Vito Bardi, comandante interregionale per il sud Italia della Guardia di Finanza, indagato con l'accusa di avere rivelato notizie coperte dal segreto.
Secondo l'accusa, il capo di Stato maggiore della Gdf, Michele Adinolfi, avrebbe rivelato a Luigi Bisignani, tramite il giornalista Pippo Marra, notizie coperte dal segreto relative a indagini sul conto dello stesso Bisignani: indagini condotte dai reparti dipendenti da Bardi, il quale le aveva rese note ai vertici del Corpo.
Bardi è stato interrogato il 6 giugno scorso e in quella circostanza ha esibito un appunto sull'inchiesta P4 che gli era stato dato dal comandante regionale della Gdf e che egli stesso aveva girato al comandante generale e al capo di Stato maggiore.
I pm gli chiedono se prima del 19 ottobre 2010 abbia riferito notizie relative all'indagine e al coinvolgimento di politici, in particolare del sottosegretario Gianni Letta. Questa la risposta di Bardi: ''Sicuramente ho riferito al comandante generale e al capo di stato maggiore, di volta in volta, ogni volta che veniva fuori il nome di un personaggio di rilievo istituzionale, ma non ricordo con precisione quando; ricordo sicuramente di aver riferito quando Letta e' stato sentito e sicuramente ho riferito dell'intercettazione ambientale intercorsa tra Bisignani e il ministro Prestigiacomo in cui si faceva riferimento a Letta''.
Un passaggio molto delicato dell'interrogatorio e' quello in cui a Bardi (che ha negato di aver mai parlato con l'on. Papa delle indagini su Bisignani) vengono contestate le dichiarazioni dell'altro generale Paolo Poletti, secondo il quale nessuna norma impone agli ufficiali di polizia giudiziaria di informare i propri superiori, peraltro privi della qualifica di ufficiali di pg anche perche' ''contrasterebbe con una norma di rango superiore, e cioe' con la norma del codice di procedura penale che impone agli ufficiali di pg il segreto''. Questa la considerazione di Bardi: ''Prendo atto di quanto dichiarato dal generale Poletti, e al riguardo vi rispondo che questa e' teoria; nella prassi le cose vanno diversamente''.
Nelle nuove carte depositate si legge anche di un drammatico incontro tra il generale Emilio Spaziante e Bardi, che va da lui ''in lacrime'' perche' intenzionato a riferire ai pm di avere parlato dell'inchiesta con i vertici della Gdf. Ne parla il deputato del Pdl Marco Milanese, l'ex consulente del ministro Tremonti indagato. ''Confermo di aver appreso dal generale Spaziante, attualmente comandante interregionale del Lazio e collega di corso del Bardi, che lo stesso Bardi – mette a verbale Milanese il 17 maggio – si era recentemente recato da lui a trovarlo raccontandogli, in 'lacrime', che stava passando un brutto periodo e che aveva problemi giudiziari a Napoli con riferimento all'indagine P4. Nell'occasione, sempre secondo quanto mi ha raccontato Spaziante – riferisce Milanese ai pm – il Bardi disse allo Spaziante di essere andato prima al Comando Generale della Gdf dove aveva chiesto se avrebbe potuto riferire all'Autorita' giudiziaria il fatto che aveva, a sua volta, riferito in particolare della vostra indagine P4 al Comando Generale per via gerarchica. In altri termini, secondo il racconto dello Spaziante, il Bardi sarebbe andato al Comando Generale a chiedere il 'placet' per poter riferire all'A.G. il fatto di avere aggiornato delle indagini da voi condotte lo stesso Comando Generale''.
Il racconto e' confermato ai pm da Spaziante, che pero' non condivide l'abitudine del collega di riferire nel dettaglio ai superiori notizie sulle inchieste giudiziarie in corso. ''Per quanto mi riguarda – afferma il generale – posso dire che io non riferisco nel dettaglio delle indagini fatte da personale da me dipendente al Comando generale. Vado al Comando generale solo quando e' necessario per riunioni. Posso comunicare l'oggetto delle indagini, ad esempio frodi comunitarie, fatture false, ma mai mi sognerei di dire quali telefoni sono sotto controllo, fossero anche i telefoni di un ministro, o quali sono i singoli soggetti coinvolti o i singoli atti di indagine''.