P4, riesame Bisignani e le nuove carte. C'è anche il caso Milanese

NAPOLI – Si intreccerebbero sempre più strettamente le inchieste sulla P4 e quella che coinvolge il deputato del Pdl Marco Milanese. E' quanto emerge dai nuovi atti depositati dai pm della Procura di Napoli durante l'udienza davanti al Tribunale del Riesame dedicata alla eventuale remissione o meno in liberta' dell'uomo d'affari Luigi Bisignani.

Due ore di faccia a faccia tra accusa e difesa, di fronte ai giudici che entro sabato prenderanno la decisione. I pm hanno calato nuovi assi dalla manica: quattrocento pagine di nuovi atti, depositati poche ore prima dell'udienza, che a loro giudizio dovrebbero convincere il collegio a mantenere la misura cautelare emessa dal gip Luigi Giordano nei confronti dell'uomo d'affari e del sottufficiale dei carabinieri Enrico La Monica (tuttora latitante, probabilmente in Senegal). Si tratta di verbali di sommarie informazioni testimoniali e di interrogatori raccolti negli ultimi giorni, tra cui quelli del capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi.

Tra le carte depositate dai pm anche il verbale del drammatico confronto tra Milanese – verso cui pende alla Camera una richiesta d'arresto per un'altra inchiesta – e il capo di stato maggiore della Finanza, il generale Michele Adinolfi, indagato per rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento.

''Adinolfi mi disse: 'siccome non conosco Bisignani ho mandato Pippo Marra per avvisarlo che vi erano indagini a suo carico'': cosi' Milanese ai magistrati napoletani. Al centro del confronto una cena in cui avvenne la presunta confidenza che l'alto ufficiale fece al presidente dell'Adn Kronos (che ha smentito fermamente) affinche' questi avvisasse il consulente.

''Confermo – dice Milanese – quanto ho detto ai pubblici ministeri sull'incontro che avvenne a casa di Pippo Marra''. Il parlamentare del Pdl inquadra la cena in un periodo temporale subito dopo l'estate 2010, mentre per il generale sarebbe avvenuta a dicembre 2009.

Milanese parla anche di una cena a casa di Adinolfi: ''Ricordo di essere stato a cena del qui presente Adinolfi a settembre, quando era presente anche la Gelmini''. Il ministro in serata ha replicato: ''non si trattava affatto di una cena ristretta, bensI' di un incontro conviviale, una cena a buffet in piedi, allargato ad almeno trenta persone, a cui ho partecipato con mio marito. in tale incontro non ho avuto modo di parlare di alcunché in particolare, se non di argomenti di generica conversazione''.

Dall'interrogatorio del generale Vito Bardi, comandante interregionale della Guardia di Finanza, indagato con l'accusa di avere rivelato notizie coperte dal segreto, emergono tutta una serie di notizie sul parlamentare del Pdl, Alfonso Papa, sulla cui richiesta d'arresto potrebbe esserci domani la decisione della Camera: tra esse i contatti con il ricettatore di orologi Gennaro Giuliani, gli stretti rapporti con il sottufficiale dei carabinieri Enrico la Monica e l'abitudine di fornire a Bisignani utenze telefoniche intestate a prestanome.

Bardi afferma anche che era solito riferire ai suoi superiori gerarchici le notizie piu' importanti. ''Sicuramente ho riferito al comandante generale e al capo di stato maggiore, di volta in volta, ogni volta che veniva fuori il nome di un personaggio di rilievo istituzionale, ma non ricordo con precisione quando; ricordo sicuramente di aver riferito quando Letta e' stato sentito e sicuramente ho riferito dell'intercettazione ambientale intercorsa tra Bisignani e il ministro Prestigiacomo in cui si faceva riferimento a Letta''.

E ai pm che gli contestano quanto loro dichiarato dal generale Paolo Poletti, secondo cui nessuna norma impone agli ufficiali di polizia giudiziaria di informare i propri superiori, poiche' la legge impone agli ufficiali del pg il segreto, Bardi risponde: ''Prendo atto di quanto dichiarato dal generale Poletti, e al riguardo vi rispondo che questa è teoria; nella prassi le cose vanno diversamente''.

Bisignani, e' poi emerso, riusciva a intercettare dialoghi su Skype e disponeva di un sistema per captare conversazioni tra persone nelle sue vicinanze. Gli avvocati (Fabio Lattanzi e Gianpietro Pirolo per Bisignani, Domenico Mariani per La Monica) si sono spesi al massimo per portare a casa il risultato della remissione in liberta'. I difensori dell'uomo d'affari hanno sottolineato, in particolare, come Bisignani abbia risposto a lungo alle domande dei pm. La decisione spetta ora ai giudici dell'VIII sezione (presidente Paolelli, a latere Mendia e Scaramella); hanno tempo fino a sabato, ma presumibilmente scioglieranno la riserva entro venerdi'.

Tra dieci giorni, invece, il 22 giugno, un altro collegio esaminera' l'appello presentato dal procuratore aggiunto Francesco Greco e dai sostituti Henry John Woodcock e Francesco Curcio, titolari del fascicolo; un appello contro la decisione del gip di non concedere l'arresto anche per il reato di associazione a delinquere, ma solo per il favoreggiamento.

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