Padova, l’imprenditore Tonin ospita i rom nel suo giardino

In mezzo a tante storie di intolleranza, un evento che va controcorrente diventa una notizia. La vicenda, riportata dal Corriere della Sera, è quella di un imprenditore veneto che da dieci anni ospita quattro famiglie di rom all’esterno del suo capannone. Gianni Tonin, titolare di un mobilificio di successo venuto su dal nulla in provincia di Padova, ha comprato le roulotte in cui le famiglie, regolarmente iscritte all’anagrafe, hanno la residenza in modo che i bambini possono andare a scuola. Gli ospiti di Tonin sono originari della Romania e sono diventati negli anni italiani a tutti gli effetti. Vicino ai loro camper ci sono dei servizi igienici, la corrente e l’antenna tv.

Hanno scelto di restare erranti per tutta la vita ma il conto del riscaldamento è gentilmente offerto da “Toni”, re degli zingari, come lo chiamano gli uomini e le donne delle roulotte, alcuni dei quali lavorano nel mobilificio. Ma il rapporto con la comunità rom è più di una semplice relazione fra benefattore e bisognosi, fra datore di lavoro e dipendente. Tonin ama, infatti, ascoltare le storie zingare e passa molte ore tra i camper del suo capannone. Anche lui, però, ha una memoria ricca.

Gianni Tonin ricorda così quando ha pagato tutte le multe e ospitato nel piazzale le quattro famiglie: «Così imparano a mandarli via. Ogni giorno c’era un polverone di denunce. Ho fatto prendere a tutti e sei la residenza, così ho risolto il problema e i bambini possono andare a scuola: ogni settimana ciascuno riceve ottanta euro, hanno la corrente, il bagno esterno e il riscaldamento». Tonin ricorda anche quando «con i miei genitori vivevamo in una baracca abusiva, perché non si poteva chiamarla casa. Era in mezzo alle terre dei contadini, rubavo le uova e le galline per mangiare. L’acqua la bollivamo per berla, la prendevamo a valle dopo che era passata dai maiali: perché non ci volevano dare niente nelle fattorie».

Il mobiliere di successo ha un passato zingaro e nessuno più di lui può avere comprensione per la vita grama di chi non ha nulla. «Io e i miei ridevamo e cantavamo sempre, avevamo la fede: poveri i ricchi!». Alla vigilia di un Natale di anni fa qualcuno gli ha raccontato di romeni che vivevano in un bosco, fuori San Giorgio, nel suo paese. «Sono arrivato in Bmw – racconta ancora al Corriere – con cappello e cappotto nero: pensavano fossi un poliziotto invece li ho invitati tutti a casa per il pranzo di Natale. È stato il più bel pranzo di Natale che ricordi».

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