Nei tre anni trascorsi in carcere e per tutta la durata del processo di primo grado si è detto innocente. Oggi la corte d’appello di Palermo gli ha dato ragione e, dopo averlo assolto dalle accuse di atti sessuali su minore e corruzione di minorenni, l’ha scarcerato. Un verdetto che P.M., operaio di Montelepre (Palermo), imputato di avere violentato una bambina di 10 anni, figlia di amici di famiglia, ormai non si aspettava più.
Dopo avere ascoltato il dispositivo che lo rimetteva in libertà è svenuto in preda a un attacco epilettico. ”Un’emozione troppo forte”, ha commentato il suo legale, l’avvocato Luciano Maria Sarpi, che, nell’innocenza del suo cliente ha creduto sempre. Tanto che, dopo la condanna a nove anni decisa in primo grado dal tribunale, ha chiesto ai giudici d’appello la riapertura dell’istruttoria dibattimentale.
La vicenda inizia ad ottobre del 2007, quando l’operaio viene arrestato per avere abusato della bambina. A raccontare le violenze alle sorelle maggiori, che poi si sono rivolte ai servizi sociali, è la stessa ragazzina che, con particolari precisi, descrive tutti gli incontri con l’uomo e gli abusi subiti. La ”denuncia” viene girata alla Procura, che avvia le indagini. La consulenza del pm sulla presunta vittima non lascia spazio a dubbi. La piccola è credibile, racconta fatti precisi. Di segno opposto quella del legale dell’imputato.
Ma nella ”battaglia” processuale tra gli esperti delle due parti hanno la meglio quelli dell’accusa. P.M. viene condannato a 9 anni. Stride, però, in tutto il processo la testimonianza dei genitori della piccola che difendono l’imputato negando con forza gli abusi e sostenendo che mai la figlia sarebbe rimasta sola con lui. Entrambi sono sotto processo per falsa testimonianza. Dopo la sentenza, il legale dell’operaio fa ricorso in appello. Il processo ricomincia da zero.
La corte decide di nominare suoi periti. La relazione dei due neuropsichiatri infantili ribalta completamente le conclusioni dell’accusa: la bambina si esprime in modo chiaro e puntuale, ma non è attendibile e soprattutto è molto suggestionabile. I suoi racconti sono pieni di contraddizioni: insomma si è inventata ogni cosa. La perizia è decisiva. L’operaio viene assolto. ”Non finisce qui – dice il legale – Dopo tre anni di carcere non si può chiudere così. Faremo ricorso per il risarcimento per l’ingiusta detenzione subita”.
Intanto P.M, in mobilità, sarebbe dovuto tornare al lavoro il 17 settembre. Ma allora era in carcere. ”Rischia il licenziamento – spiega l’avvocato – E tutto per un clamoroso errore giudiziario”.