PALERMO, 15 GIU – Per scavalcare le lunghe liste d'attesa alla Chirurgia di Villa Sofia bastava avere un amico o un medico compiacente al pronto soccorso che truccava il referto d'ingresso segnando una diagnosi gravissima e falsa. Dopo il primo caso, segnalato alla direzione, uno dei medici Luan Maria Maxhuni, cugino di madre Teresa di Calcutta, ha capito che c'era qualcosa che non andava nel reparto diretto da Vincenzo Mandala'.
Dopo il secondo e terzo caso, ha deciso di sporgere denuncia: Mandala' e i medici Gioacchino Taormina e Giacomo Fabio Cuccia sono finiti sotto processo per falso. Oggi Maxhuni ha deposto al dibattimento in corso davanti al giudice monocratico Cinzia Nicoletti. L'indagine ha riguardato anche altri tre sanitari dell'ospedale di Villa Sofia a Palermo che sono stati gia' condannati a sei mesi pena sospesa col rito abbreviato.
Agli atti del processo, istruito dal pm Amelia Luise, ci sono anche le registrazioni delle voci dei pazienti fatte da Maxhuni in cui loro stessi dicono di non avere nulla e che era stato Mandala' a dirgli di presentarsi al pronto soccorso garantendogli che sarebbero stati portati di corsa in sala operatoria. Maxhuni, grazie a un registratore nascosto sotto il camice, ha documentato l' imbroglio. ''Ho iniziato ad avere dei dubbi quando e' stato ricoverato Francesco Favaro' – ha raccontato oggi al giudice -, a settembre 2007. Nella cartella risultava un'ernia grave, ma in verita' era facilmente riducibile. Poi ho scoperto che il ricovero era stato chiesto da Mandala' su insistenza del nipote del paziente. Ho informato la denuncia all'amministrazione ma nulla e' successo''.
Poi il secondo caso: stavolta si trattava di Vincenza Di Stefano, ricoverata con diagnosi di enterorragia (perdita di sangue dall'intestino). In quel caso Maxhuni aveva un registratore. ''Io veramente non ho avuto niente – dice la donna nella registrazione – Siccome mi doveva operare Mandala' e non c'erano posti in chirurgia generale, c'era un posto in chirurgia vascolare e mi hanno messo qua''. Per Francesco Di Lorenzo, invece, la diagnosi era di ''melena'' (sangue nelle feci), che consente un ricovero ospedaliero d'urgenza. ''Ma quando l'ho visitato – ha detto Maxhuni – non aveva niente. Lui stesso mi disse 'Non perdo sangue'''. Il processo e' stato rinviato al 9 novembre.
