Palermo: racket colpisce con la colla “Attack”

In tre giorni, a Palermo, il racket ha colpito sei volte, in zone centrali e in quartieri residenziali. Gli esattori del pizzo hanno lasciato un segnale divenuto ormai consueto: l’attak nei lucchetti di bar, negozi e ristoranti.

Nonostante i successi delle forze dell’ordine che hanno decimato capi e gregari, il racket continua a imporre la sua legge in città. Il questore di Palermo Alessandro Marangoni fa notare che «la riscossione del pizzo continua ad essere il metodo più immediato e accessibile, per l’organizzazione, per fare cassa e provvedere alle necessità delle cosche: come il mantenimento delle famiglie dei detenuti e degli stessi carcerati, sempre più numerosi dopo i recenti arresti».

Ma c’è chi vede dietro gli episodi sempre più frequenti di intimidazioni e danneggiamenti anche l’effetto della crisi che colpisce l’organizzazione che vivrebbe una sorta di «polverizzazione».

«I colpi inferti ai clan dalle forze dell’ordine – spiega il procuratore di Palermo Francesco Messineo – sono innegabili. La mafia è in difficoltà e non si può escludere che le attività che, fino a poco tempo fa, erano appannaggio esclusivo delle cosche, ora vengano gestite da gruppi criminali che potrebbero anche non avere un legame diretto con gli uomini d’onore». Un parere condiviso dal questore che parla di «gruppi emergenti, una sorta di soldataglia che si sente svincolata dalla linee operative consuete dei clan».

La battaglia, ammette il questore, «è ancora lunga».

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