Alla vigilia del Palio la polemica sul “drappellone”, dipinto quest’anno dal libanese Alì Hassoun, si scatena. L’immagine rappresenta San Giorgio, ai piedi della Madonna, come un guerriero saraceno, con la testa coperta dalla kefiah, mentre sulla corona della Vergine ci sono scritte in arabo, una mezzaluna islamica e una stella di David.
L’autore spiega che la sua opera “è a favore del dialogo tra le culture e cerca un terreno comune a tutti”, e ci tiene a sottolineare che “la croce svetta su tutti gli altri simboli ed è giusto che sia così perché rappresenta la tradizione del Paese. La mezzaluna e la stella di David sono simboli che affiancano la Madonna aiutando, simbolicamente, i cristiani a trovare le radici della loro fede”.
Questa spiegazione non convince la diocesi di Siena, che invece li definisce “simboli problematici”. L’arcivescovo Antonio Buoncristiani ha infatti anticipato: “L’opera di Hassoun è permeata da un profondo afflato religioso, che si richiama a diverse tradizioni”, scrive la diocesi, ma “problematico è l’inserimento sulla corona della Vergine della Mezzaluna, simbolo dell’Islam, e della stella di David, effigie dell’Ebraismo”. La diocesi ricorda che “ciò che è essenziale nella realizzazione del Palio è che sia rispettata l’iconografia tradizionale, a garanzia della possibilità per i fedeli di riconoscere la Madonna nell’immagine dipinta. Per questo sarebbe opportuno che l’Arcidiocesi fosse stata resa partecipe del confronto con l’artista”.
Per la curia comunque “l’opera, a un rapido sguardo, richiama con immediatezza l’effigie della Madonna di Provenzano e il guerriero sottostante può essere facilmente identificato con San Giorgio che uccide il drago-satana, riallacciandosi al ruolo di Maria quale personaggio chiave nella vittoria sul male”. E se il leader nazionale della Giovine Italia, Luciano Silighini Guaragnani, annuncia “verremo a Siena per protestare contro questo palio blasfemo”, a prendere le difese del cencio è Roberto Martinelli, il rettore del Magistrato del Palio, supremo organo di governo delle contrade, che parla di “polemiche ingiuste”.
SIENA – Mentre i contradaioli si concentrano sulle ultime ore prima della gara (stasera il Palio della Madonna di Provenzano, per la cronaca a vincere la “provaccia”, la sesta e ultima prova, è stata la contrada del Bruco), si anima la polemica sul “drappellone”, dipinto quest’anno dal libanese Alì Hassoun. Che ha ritratto San Giorgio, ai piedi della Madonna, come un guerriero saraceno, con la testa coperta dalla kefiah, mentre sulla corona della Vergine ha dipinto scritte in arabo, una mezzaluna islamica e una stella di David. L’autore spiega che la sua opera “è a favore del dialogo tra le culture e cerca un terreno comune a tutti”, e ci tiene a sottolineare che “la croce svetta su tutti gli altri simboli ed è giusto che sia così perché rappresenta la tradizione del Paese. La mezzaluna e la stella di David sono simboli che affiancano la Madonna aiutando, simbolicamente, i cristiani a trovare le radici della loro fede”.
Per la diocesi di Siena, però, quelli sono “simboli problematici”. L’arcivescovo Antonio Buoncristiani interverrà solo dopo la festa, ma nel frattempo il suo portavoce ha diffuso una nota che anticipa una valutazione. “L’opera di Hassoun è permeata da un profondo afflato religioso, che si richiama a diverse tradizioni”, scrive la diocesi,