ROMA, 16 GIU – Ha voluto rispondere, dire la sua verita'. Cominciare a dare le prime risposte nell'inchiesta che martedì lo ha portato in carcere. Cesare Pambianchi, il presidente della Confcommercio di Roma arrestato nell'ambito dell'inchiesta della procura su una presunta maxi evasione di 60 milioni di euro, ha deciso di affrontare le domande formulate dal gip nell'interrogatorio di garanzia.
Due ore di colloquio fitto durante le quali il commercialista, assistito dagli avvocati Gianluca Tognozzi e Luigi Fischetti, ha voluto chiarire alcune delle contestazioni che gli vengono formulate nelle oltre seicento pagine di ordinanza. In primo luogo, secondo quanto filtra, il presidente della Confcommercio, ha respinto l'accusa di aver percepito, assieme al suo collega di studio, il commercialista Carlo Mazzieri (che oggi, invece, si e' avvalso della facolta' di non rispondere), somme di denaro in nero quale pagamento delle consulenze rese alle aziende interessate ad evadere il fisco.
Secondo l'accusa i due commercialisti romani avrebbero ricevuto oltre 12 milioni di euro, parte anche in beni immobili, dai 'clienti'. Si tratta dei gruppi imprenditoriali, tra cui il gruppo Conad del Tirreno, Vichi e Di Veroli, da cui Pambianchi e Mazzieri avrebbero ricevuto compensi milionari in nero. In particolare la Procura accusa i due di essersi intascati senza denunciarli 8 milioni dal gruppo Conad.
Nel corso dell'interrogatorio con il giudice Giovanni De Donato, Pambianchi avrebbe affermato, inoltre, che la sua attivita' professionale non ha nulla a che vedere con i molteplici incarichi istituzionali svolti in questi ultimi anni. Per il momento il collegio difensivo del commercialista non ha presentato alcuna richiesta di scarcerazione. "Prima di adottare iniziative – hanno spiegato Tognozzi e Fischetti – attendiamo la fine degli interrogatori di garanzia che avverra' domani. Poi valuteremo quali istanze presentare ai pubblici ministeri".
Oggi a Regina Coeli molti degli indagati si sono avvalsi della facolta' di non rispondere, una scelta dettata dall'esigenza di poter approfondire l'ordinanza di arresto di oltre seicento pagine. Tra chi ha risposto alle domande del gio c'è anche il promotore finanziario Davide De Caprio. ''Di tutto quello che leggo in questa ordinanza di custodia – avrebbe affermato al giudice De Donato – non so nulla. Lo studio di Mazzieri era per me una garanzia. Era uno dei più importanti d'Italia. Mai avrei pensato che per i pochi clienti che mi hanno presentato in meno di due anni sarei finito nei guai". De Caprio, che ha negato di aver mai conosciuto Pambianchi, ha poi aggiunto: "Non ho mai gestito direttamente soldi. Lavoro su provvigione, la mia unica fonte di reddito è la banca a cui porto il cliente. Delle società per cui ho curato un conto titoli sapevo quel che mi era stato riferito da Mazzieri".
Gli interrogatori di garanzia proseguiranno anche domani: il gip ascoltera' le persone che sono state raggiunte da provvedimenti di custodia cautelare non in carcere.